sabato 3 novembre 2012

Dopo il voto in Sicilia: una autonomia indipendente, o il caos




Dopo il voto in Sicilia: una autonomia indipendente, o il caos

I dati delle recenti elezioni regionali in Sicilia non lasciano adito a dubbi: oltre il 52 % degli elettori ha rifiutato di recarsi alle urne, mai successo nella storia delle votazioni dalla fine della seconda guerra mondiale. Inoltre la "sirena incantatrice" del Movimento cinque stelle di Beppe Grillo, ha realizzato un ottimo punteggio, sommando il quale si ha circa il settanta per cento di "voti di protesta", come si afferma comunemente. La classe politica non è solo delegittimata, ma anche sfidicuata, perchè tale la percepiscono i siciliani i quali, più che altri popoli, hanno la serena consapevolezza dell'andazzo che è e che si profila.
E se noi siciliani, anche guardando alla Storia, ci comportiamo così, un significato c'è. Ed è molto serio. Vera è  la precisazione del Senatore Giovanni Pistorio segretario dell'MPA-PdS, congiunta a Grande Sud e Fli, che il "partito siciliano", ovvero quello schieramento (noi aggiungiamo i varii movimenti indipendentisti sul territorio dell'Isola, divisi ma convergenti nella visione di un autogoverno) il quale propugna l'applicazione in toto delle prerogative dello Statuto autonomista, oggi oggetto di ferocissimi attacchi da parte del governo nazionale, è maggioranza rilevante nella nuova ARS, è indiscutibile e se ne accorgerà presto il nuovo Presidente Crocetta, persona sulla cui correttezza non ci pare vi sia da eccepire alcunchè. Lo spartiacque a nostro sommesso parere è infatti il seguente: attendendo i risultati del'imminente referendum autoproclamato (e imposto) in Catalogna il 25 di questo novembre, nel quale la regione autonoma iberica si pronunzierà o meno a favore della indipendenza de facto politica dalla Spagna; nella consapevolezza che persino la Scozia, con la sigla dell'accordo fra il Premier britannico e l'omologo scozzese (esempio di grande civiltà democratica, a noi totalmente ignoto: inoltre le motivazioni della Scozia sono la gestione delle risorse petrolifere... e noi?), indirà il referendum per staccarsi dallo stato del Regno Unito nel 2014 (conservando però Sua Maestà Elisabetta II come sovrano, su questo non si discute): noi siciliani autorevolmente degni e consapevoli di essere la nazione col più antico istituto moderno del mondo, il Parlamento, che intenzioni abbiamo, in una situazione come l'attuale che vede il collasso di grandi realtà popolari come la Grecia, stritolate dalle politiche spietate della finanza capitalista di Brusselle? Dobbiamo difendere con le unghie e coi denti lo Statuto il quale, se applicato correttamente, ci dona una indipendenza finanziaria de facto (quella politica, a nostro parere assai auspicabile, è l'ultima spiaggia, ma a questo punto la si consideri con serietà), autonomia scerpata e violata costantemente dai governi degli ultimi anni e oggetto di critiche persino dai connazionali siciliani che non conoscono lo Statuto, soprattutto ne ignorano la genesi che promana dalla immensa, luminosa Carta Costituzionale "inglese" del 1812 e dalla Costituzione del 1848?
Le casse regionali sono vuote, ormai si sa: e saranno grane per Rosario Crocetta, che ha le stimmate (pure nel nome, come ha notato qualcuno: ma per noi ciò è un buon auspicio, filosofeggiando...) della rosa che nasce dalla croce. Una soluzione tra le non molte, è l'applicazione di un sistema monetario complementare, ad opera della Regione Siciliana attraverso apposito istituto bancario, complementare all'Euro, una moneta "salva economia" detta Grano: ne ha scritto l'amico imprenditore tessile Pippo Pizzino in un libro recentemente edito ("Progetto Sicilia", Armenio edizioni: sito http://www.armenioeditore.it/Dettaglio.asp?IdProdotto=144), al quale abbiamo per la parte storica felicemente collaborato, convinti che la condizione di apparente sudditanza economica della Sicilia, terra degli déi, possa volgersi se sapientemente governata, a nostro vantaggio. Ha avuto a nostro avviso ragione l'ex Presidente Raffaele Lombardo il quale, in uno dei suoi pochi discorsi in campagna elettorale, ha detto che "comunque siamo destinati a governare". Sulla sua persona ne abbiamo sentite, lette e ascoltate di tutti i colori: chiarendoci  nell'idea, consci del carattere siciliano, che egli è ben altro da quella figura che è stata dipinta. E possiamo dirlo senza alcun timore o critica da chicchessìa. Anzi siamo persuasi che nel futuro autonomista o indipendentista dell'Isola, ci sarà ancora la lungimirante, acuta sicilianità di "don Raffaele".   Altra soluzione decisa è, lo ha detto con stile il palermitano professor Costa, rimanere senza divisioni al fianco di quel Presidente della Regione Sicilia che si faccia sentire a Roma e pretenda l'applicazione delle norme statutarie, le quali dicono chiaramente che è la Capitale che ci deruba economicamente (vedasi le accise delle compagnie petrolifere che dovrebbero rimanere in Sicilia: basterebbero quelle per ribaltare la situazione economica e farci vivere tutti in solida situazione finanziaria).  Terza soluzione, più importante di tutte forse: i politici, autonomisti in primis e indipendentisti, cambino mentalità perchè l'effetto "grillini" vuole suggerire proprio questo. Escano fuori dalle vecchie logiche e diventino gente comune, che fa la spesa, che non si da arie (in siciliano diciamo "non si senta cacòcciula", che è un nostro difetto), si amalgami coi problemi sempre più pressanti dei siciliani che hanno, in gran parte, letteralmete bisogno. Ed il bisogno da noi, nell'Isola dal nero manto (i colori sono  allegoricamente all'interno, ma siamo sempre quelli di "Vitti na crozza") ha per nome lavoro, non sfruttamento: la differenza la conosciamo bene. Non solo: anche l'idea di abbattere o glissare la burocrazia soffocante (era una delle argomentazioni di Gianfranco Miccichè, ma non è stata molto compresa) è fondamentale per la sistemazione degli affari, a livello singolo come imprenditoriale, in Sicilia. L'importante è che circolino "i pìcciuli", e non altro, per far lavorare la gente, non a scopi illeciti, è chiaro: perchè di quelli già ne girano troppi. Negli anni successivi alla Unità italiana la Sicilia, ad opera anche di imprenditori illuminati locali e molti britannici, svizzeri e francesi, ebbe un vero e proprio rilancio (già avviato nel periodo borboniano) proprio perchè questi uomini di carattere e di polso se ne impipavano degli ostacoli burocratici, realizzando opere che intanto facevano lavorare operai e manovalanza. Poi venivano informati i Prefetti i quali, innanzi al fatto compiuto ed alla operosità dell'imprenditore, ma anche alla sua autorevolezza, prendevano atto e dopo, solo dopo, veniva considerata la burocrazia, le cosiddette "carte".  Non ci si ripeta il ritornello che i tempi erano diversi, perchè oggi più che mai, chi vuole fare, fa.
Emblematico il caso dell'inglese Roberto Trewhella, imprenditore e artefice in Sicilia di molte realtà lavorative, minierarie, zolfifere, e soprattutto ferroviarie: il tratto Palermo Corleone, la ferrovia Circumetnea di cui fu creatore, per realizzare la quale (nel 1895) costruiva prima ciò che vi era da fare, e poi affrontava gli antipatici politici e burocrati. Fu un grand'uomo, un vero illuminato: garibaldino giunto a Catania al seguito delle camicie rosse nel 1860, rimase nella città etnea che arricchì del suo genio: ancora il palazzo dove abitò al civico 97 di via Garibaldi è testimone di tanto prestigio.  Era senza dubbio un uomo di polso, di valore, e fu quasi certamente illustre esponente di quella istutuzione filantropica e sociale, la Massoneria, la quale ieri come oggi affratella gente che altrimenti non si sarebbe mai incontrata, perchè il fine è perfezionare e rendere felice, nei bisogni primari come nello spirito, l'Uomo. Come ben seppe Andrea Finocchiaro Aprile, fondatore del Movimento Indipendentista Siciliano e dignitario altissimo della confraternita latomistica.
Le possibilità per il risiorgimento della Sicilia ci sono: e però deve essere un risorgimento che tenga precipuo conto delle emergenze sociali, le quali solo la applicazione coerente dello Statuto può permettere (inutile polemizzare su chi ha speculato, "guardiamo a quel che unisce e non a ciò che divide", per usare una celebre frase del Beato Papa Giovanni XXIII). Altrimenti, non vi è soluzione differente dall'indipendenza, ora che anche il contesto internazionale potrebbe non ostacolarla (e, ci permettiamo di far osservare, anche in prospettiva di un interesse dei fondi sovrani cinesi per finanziamenti àtti alla costruzione del ponte sullo stretto di cui si scrive in questi giorni sui giornali del nord, bene sarebbe invece vincolare eventuali atti di indipendenza della Sicilia a documenti che ribadiscano l'indiscussa alleanza tradizionale e strategica con i governi di Stati Uniti e Gran Bretagna, per motivi notissimi).
Scriveva Luigi Pirandello  in una sua lirica ("Andando"): "Nulla intanto hai davanti: un'ombra vana, \ un inganno mutevole, una meta \ che quanto più t'accosti, s'allontana. \ Ma non ancor per te scoccata è l'ora \ di volgerti a guardar dietro, nel breve \ cammin percorso, e innanzi si colora \ l'avvenir quanto più lieve \ è il passato che ancor non t'inquieta".
                                                                                                                            FGio

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