martedì 24 gennaio 2012

Perché la cultura siciliana sostiene la rivolta dei 'nuovi vespri'







Riportiamo il comunicato (il cui autore è lo scrittore e giornalista Francesco Giordano), già presente nella homepage del sito akkuaria.com dal 19 al 24 gennajo, in nome di quella rivolta ideale dei nuovi vespri, che dalla Sicilia in queste ore sta dilagando in tutta Italia:


Perché la cultura siciliana sostiene la rivolta dei 'nuovi vespri'


Narrando dell'insurrezione dei Vespri nel noto suo volume, l'insigne storico inglese Steven Runciman ha scritto che la rivolta della popolazione siciliana del XIII secolo contro l'oppressione angioina "non fu soltanto un dramma isolato di cospiratori e tagliagole... ma fu uno di quegli eventi storici che mutarono il destino di nazioni e di istituzioni di rilievo mondiale". Poiché, come si sa in ogni dove, la civiltà moderna inizia nel Mediterraneo, ed in Sicilia.
A volte la ruota della storia, come il decimo arcano dei Tarocchi, torna a girare e ciò accade quando l'esaperazione giunge al culmine, quando i popoli sono estremamente e singolarmente vessati. Così le genti d'America si ribellarono alla iniqua pressione fiscale nel secolo XVIII e nacque, dopo un breve conflitto, la gloriosa Unione degli Stati nord americani, suggellata dalla illuminata sua Costituzione; così dopo un terrificante e devastante conflitto, nel recente XX secolo in Sicilia durante l'occupazione nasceva l'indipendentismo, dal cui sangue e valore (1944-46) sgorga l'attuale Statuto della Autonomia della Sicilia: il quale nei fatti ci consentirebbe di governarci nè più ne meno di uno degli stati federati statunitensi, se avessimo avuto dei politici degni di questo nome e non già servi dello Stato nazionale, da cui nessuno auspica la separazione poiché sarebbe assurdo ed insensato, ma il massimo grado di autogestione, in primis quella finanziaria.
Ecco perché le attuali proteste dei movimenti "dei forconi", "forza d'urto", e similia, hanno tutto il nostro sostegno e la massima solidarietà da parte di Akkuaria. Il mondo della cultura mondiale, e quella di Sicilia in particolare, non può che essere al fianco delle rivendicazioni degli uomini di terra di mare e di trasporto, nel sostenere non solo le loro legittime richieste, ma anche e soprattutto nell'invocare a gran voce quella rivoluzione culturale, pacifica (non pacifista) delle masse che dovrà necessariamente portare ad uno scontro frontale con la "casta" dei poteri forrti della politica, della grande industria, della imprenditoria vero fomite della criminalità e non viceversa poiché essa medesima facente monoblocco con la subdola imposizione fiscale che non può accettarsi, pur nelle comprensibili emergenze, da un governo che non segue il corso degli eventi dei popoli, perciò rischia anche suo malgrado di esserne travolto. Difficilmente le genti di Sicilia si ribellano: se in questi giorni le proteste apartitiche ed in nome solamente del tricuspide ed antichissimo simbolo della Triquetra (al centro dell'isola ammantata del patrio tricolore... ciò ha senza dubbio un grande significato), hanno riscosso unanimi consensi dalle masse, a cominciare dalle donne d'ogni età e condizione sociale, v'ha da riflettere e sostenere quell'onda immensa che può trasformarsi nella grande marea che travolgerà gli inetti ed i sordi al richiamo della coscienza.
Chi vede, in silenzio ascolta. "Guai a voi, scribi e farisei ipocriti", ammoniva il Maestro divino: la Chiesa dell'Apostolica legazìa e degli ultimi sa e non dimentica la storia.
Intellettuali, donne e uomini d'arte e cultura, Poeti, sono sulle barricate col movimento che dalla protesta per motivi apparentemente pratici, si muta e dovrà mutarsi in rivolta ideale contro il sistema dell'oppressione dell'uomo sull'uomo, finché il riscatto del popolo siciliano, nella sua completa autogestione, non si compia, in nome di quei valori di Libertà, di Tolleranza, di Fratellanza che sempre furono la gemma regale dei venticinque secoli della nostra intramontabile civiltà.
Catania 19 gennajo 2012

sabato 14 gennaio 2012

Presentati dalla casa editrice Akkuaria i nuovi ebook








Presentati dalla casa editrice Akkuaria i nuovi ebook


Nella simpatica cornice del Deluxe luxury coffee, locale sito in via Toselli dietro piazza Trento in Catania, è stata presentata la sera di venerdì 13 gennaio (se il XIII arcano è la morte, l'inverso come noi lo intendiamo, è immortalità) non soltanto la rassegna di ideazioni grafiche di Vera Ambra, che è l'anima e la creatrice della casa editrice e del sito Akkuaria, ma anche i primi 12 ebook prodotti appunto dalla predetta casa editrice, in collaborazione con una nota azienda informatica catanese. L'occasione, che ha riunito un folto gruppo di amici accomunati dalla passione per la Letteratura, se è scaturita dalle belle foto in bianconero, rappresentanti l'angoscia dell'Essere chiuso in gabbie immaginarie, ovvero le "Amnesìe di Eros", tema della serata -in onore del dio d'Amore si lèssero delle poesie da parte degli intervenuti, còlla solenne conclusione di una lirica tempiana densa d'erotismo, declamata da uno dei partecipanti- ha voluto essere il primo appuntamento del 2012 da parte degli amici di Akkuaria e di Vera Ambra, nella consapevolezza che la produzione libraria, cartacea e digitale, deve evolversi di pari passo in maniera conforme ai tempi.
Fra gli ebook (i quali hanno attualmente un notevole successo mondiale, e presto o tardi si diffonderanno anche in Italia affiancando la produzione cartacea), da segnalare il volume di liriche, di notevole successo, "Pegaseium nectar" di Vera Ambra (di cui è disponibile la traduzione in spagnolo), ed il saggio pubblicato lo scorso anno "Domenico Tempio cantore della Libertà" di Francesco Giordano, con una antologìa di liriche del sommo poeta del secolo XVIII.
Nel terzo millennio, la voce della Poesia, della Letteratura, dell'Amore è viva più che mai, "novus ordo ab antiquo".

mercoledì 4 gennaio 2012

Mario Rapisardi , nel centenario della morte, 4 gennaio 1912-2012

Mario Rapisardi , nel centenario della morte, 4 gennaio 1912-2012

Questo blog nasce 'rapisardiano', ovvero nei suoi primi passi, onora e rende omaggio alla figura di quel Vate della Poesia dell'Umanità, che per l'Italia del secolo XIX (ed anche dopo) fu Mario Rapisardi, catanese. Dell'opera sua, osannata e vituperata in vita quanto dimenticata in seguito poi riscopertta a cura dei discepoli, poscia novellamente coperta da oblìo, come è nella natura delle opere dell'uomo, rimane oggi il messaggio immortale; delle opere, la più gran parte sono di attualità, come le Poesie Religiose (chi vuole può qui http://letterecatinensi.blogspot.com/2009/01/mario-rapisardi-le-poesie-religiose.html leggere il testo integrale), i Poemi e Poemetti, le Ricordanze.
Moriva cent'anni fa, esattamente alle 16,30 del 4 gennajo 1912, nell'"aerea casa" dell'alto Borgo, in via Etnea a Catania, mentre il meriggio avanzava, e azzurreggiava "il mare immenso", l'Jonio cantato nelle sue poesie. Ad assisterlo pochi e fidati amici: Tano Ardizzoni, Alfio Tomaselli (che sarà il curatore delle memorie del Maestro), e la "creatura unica", Amelia Poniatowski Sabernich, che dalla nativa Firenze accettava di scendere in Sicilia per essere la compagna dell'uomo impareggiabile, in spregio alle allora severissime e dure convenzioni sociali che vedevano con sdegno un separato, convivere. Gli chiusero gli occhi dopo anni di "arteriosclerosi", si disse: ma era il mal di vivere del Poeta, che lo rapiva alla vita quasi sessantasettenne, lui ch'era nato in via del Penninello il 25 febbrajo del 1844. Un mese prima per i tipi del Sandron, dopo lunghissimo travaglio, era stato stampato il volume (anzi, il volumone!) della edizione definitiva delle opere complete; Concetto Pettinato, giornalista di razza e catanese d'altrettanta schiatta, allora giovane (dirigerà poi il "La Stampa" nel 1944 nella RSI, e ne pagherà lo scotto), scrisse a proposito delll'opera, sul Giornale di Sicilia del 31 dicembre 1911: "il Rapisardi non fu anticristiano, è vero: anzi amò fervidamente la figura di Cristo, che il Carducci non amò né comprese mai. Ma fu qualcosa di molto peggio: fu anticattolico. E gli italiani sono scettici, ma sono ad un tempo tradizionali", invocando per le liriche rapisardiane il premio Nobel "al primo vero idealista e filantropo che abbia partorito la razza italiana".
Moriva Mario Rapisardi, con gli ultimi versi sulle labbra, stampati l'indomani su tutti i giornali: "E sull'animo mio vasto, infinito \ lago nell'invernale ombra sopito \ la gran giornata della morte \ albeggia".
La sua Catania, fatto unico con Vincenzo Bellini (una città che non celebra mai vivi nè morti, tranne se geni: e se di geni ve ne son sempre pochi, nell'Ottocento furono appunto il Cigno per la musica ed il Vate per la Poesia), lo onora immensamente: la salma viene trasportata il giorno dopo in Comune sulla 'carrozza del Senato' (anche questo un fatto unico), poi l'omaggio del popolo. scuole e istituzioni chiudono per lutto: il Duomo chiude per protesta contro colui che considera il "Lucifero", titolo del celebre poema (non molti anni dopo di ben altri e veri 'luciferi', si sarebbero notati nelle sacre sale non solo delle cattoliche chiese, ma financo in Vaticano!). Il sette l'imponente corteo di circa centocinquanta mila persone percorre via Garibaldi sino a piazza Palestro, dove si tengono i discorsi commemorativi prima della deposizione: in cima al corteo, annotano i giornali locali, alla testa delle autorità tutte dal Sindaco al Rettore dell'Università dove per tanti anni il Rapisardi, fondatore della Facoltà di Lettere (egli che mai conseguì la laurea, nominato "per chiara fama" dal Ministro della P.I. De Sanctis...), Federico De Roberto, il celebre scrittore, amico del Poeta e anima nobilissima di uomo e letterato. Ma Rapisardi non venne tumulato per ben nove anni: solo il 9 gennaio 1921 il Comune si decise a costruire la tomba sua, che si vede oggi nel piazzale centrale. Anche ciò il Poeta aveva antiveduto. Era anticlericale, il Rapisardi: e come notò Pettinato, questo non viene perdonato da certa stirpe di bigotte biscie. Oggi possiamo dire che, nelle sue opere, vide in anticipo di un centennio il Concilio Vaticano II, di cui l'antico chierichetto che serviva messa, l'autore giovane dell'Ode a Sant'Agata e il cantore di quella "Palingenesi" che gli valse da parte di Victor Hugo l'appellativo di "precursore dell'avvenire", avrebbe approvato gli assunti. Era Frammassone (e la Massoneria, società di libero pensiero, ne onorò la figura), ma distingueva sempre l'Uomo puro dai faccendieri e dai trafficanti; perciò fece sempre "parte a se stesso". Ed a Cristo in ultimo, pur titano ed impenitente, poteva egli laicamente confessarsi: al prete no, non poteva: lo si può capire.
Noi qui da fedeli d'Amore verso il Vero, il Bello, l'Ideale, nonché catanesi, riteniamo di compiere il nostro dovere: perciò abbiamo scelto di consegnare al lettore, nel video che segue, onde celebrare degnamente il centenario della di lui dipartita verso l'Eterna Luce, i capoversi VIII, XII, XXI e XXII del poemetto "L'impenitente", apparso prima sulla "Nuova Antologia" del 1 ottobre 1900, poi nella edizione definitiva delle opere (la musica di sottofondo è il I tempo della Sinfonia 9 di A.Bruckner). L'ultima parola è il nome del Messìa di Galilea, non è un caso. Sono versi che segnano succintamente il percorso filosofico, umano e spirituale dell'Uomo e del Poeta Rapisardi: e dalle brume del tempo, egli riemerge dopo un secolo, trasumanato. Onore al Maestro, che la Luce dell'Inifinito sempre accompagni la Parola!
F.Gio.