lunedì 7 febbraio 2011

Antonio Corsaro poeta, intellettuale scomodo, sacerdote: Catania lo ricorda e lo celebra








Nella prestigiosa cornice dell’Orto Botanico





Grande successo del primo premio di Poesia intitolato ad Antonio Corsaro





Una prestigiosa figura di sacerdote intellettuale, poeta scomodo, ricordata finalmente
nella sua Catania ad opera di Vera Ambra – Importanti interventi dei relatori-





"Qual nepente ci salverà contro l’essere e il niente?" A tale dimanda, che strutturalmente presuppone una assenza di risposta, a tal verso profondo scaturito dall’arte poetica di Antonio Corsaro, prete, poeta, maestro, saggista, studioso e creatore di avanguardie, morto in una calda estate di quindici anni fa e rapidamente dimenticato –se pure l’interezza magmatica dell’opera sua la cui ampiezza aleggiò e tinse la Letteratura europea della seconda metà del Novecento, era realmente indagata in Catania ove visse gran parte della vita terrena- si è tentato, forse con una certa capacità di comprensione, di fornire una spiegazione, lo scorso novembre, svolgendosi la premiazione del primo Concorso internazionale di Poesia dedicato alla figura importantissima di codesto sacerdote affatto originale.
Si deve alla vulcanicità tutta mediterranea di Vera Ambra, ideatrice di iniziative culturali le più disparate e dinamicissima nel mondo della poesia e del sociale, nonché poetessa ella medesima, se per la prima volta a Catania viene pubblicamente ricordato padre Corsaro, con una importante e pubblica iniziativa, la quale ha avuto il suo culmine con la conferenza e cerimonia svoltasi nella prestigiosa aula magna dell’Orto Botanico di Catania (da qualche tempo sede di notevoli manifestazioni artistiche), a cui prese parte un numerosissimo e qualificato uditorio. E se nell’arco temporale di un cinquantennio, dagli anni Quaranta della prima sua raccolta di poesie, "Castello marino" (con prefazione di Carlo Bo), all’ultima di "Quartine cloniche" del 1993, l’opera poetica creativa e letteraria di padre Corsaro, sacerdote coerentemente della Chiesa Cattolica sino all’ultimo, anche se "prete senza parrocchia", trasvolò soprattutto in quella terra di Francia baluardo esemplare di Libertà e di sperimentazione, germinando altresì in Catania ove tornò e scelse di vivere –forse volontariamente, pure in contatto epistolare con i grandi quali Montale, Pound, Ungaretti, Quasimodo, alcuni dei quali collaborarono alle sue iniziative letterarie- attraverso la fondazione dell’ancor oggi assaj attivo "Piccolo Teatro"; se egli traduttore dell’intiera opera poetica di Mallarmé e di "Sour le soleil de Satàn" di Bernanos, vòlle con aristocraticità sicula sfogliare le pagine del libro del Tempo nella sua patria assolata, sembravaci una mera ingiustizia che l’ingrata città etnea non lo avesse ricordato come meritava. Sarà sempre assegnato a Vera Ambra ed a coloro che la aiutarono in questo intento, il merito di aver rivalutato coinvolgendo linfe mature e giovani di poeti appassionati del verso e della forma e del contenuto, celebrando un grande intellettuale europeo, figlio della Sicilia autenticamente madre di lirici senza tempo.
Alla cerimonia parlarono di Antonio Corsaro, e non poteva essere diversamente constatato il non lungo làsso temporale dalla sua dipartita, che rende la voce dell’Artista quasi coeva come l’eternità del suo messaggio, l’operatore culturale, regista teatrale e "maestro puparo" Nino Amico, che lo ebbe vicino tra gli anni Quaranta e Cinquanta in qualità di Sacerdote officiante nella Chiesa nobiliare dei Bianchi, e professore al Liceo Ginnasio Spedalieri di Catania. Egli ne ha tratteggiato le grandi doti di intellettuale quasi eterodosso, nonché rammentato un interessante intervento del 1976, ad una premiazione poetica indetta dal Circolo Arte e Folklore di Sicilia, ove padre Corsaro così si espresse: "la poesia non è sentimento, non è fantasia, la poesia non è immaginazione, ma un bicchiere, una bottiglia, un tavolo, cioè una struttura di cose, che sono le parole, messe lì e fabbricate in un determinato modo…la poesia è costruzione, in altre parole forma. La forma è una operazione che si comunica e si chiude in se stessa; la forma quindi non può essere una maniera di sensibilizzare le parole, ma è una isotopa dell’espressione".
Personalità evidentemente difficile, complessa, Antonio Corsaro poeta d’avanguardia: con accenti di densa commozione lo ha ricordato il regista ed autore teatrale Gianni Salvo, ivi appositamente intervenuto, non soltanto per riportare, per la prima volta dopo tanto tempo, la testimonianza diretta di colui che fondò il suo "Piccolo Teatro", avente notorietà oramai internazionale, ma per suggerire interpretazioni dell’opera poetica del Maestro attraverso gli "esercizi di stile" di Queneau, per cui, come ha egli detto, "vi possono essere novantanove modi diversi di leggere " la poeticità del messaggio letterario di Corsaro, il quale se la poesia è intrinsecamente forma, la vedeva anche negli atti più minimi ed apparentemente insignificanti della quotidianità, pur letta in senso di macerante critica.
Dell’aspetto propriamente letterario, della poetica pencolante fra luce e tenebra, della estrema misticità tendente dal peccato al nulla e viceversa, della notevolissima attività di studioso di Antonio Corsaro, indagatore attento della filosofia pedagogica di Fènelon come della ansia di Pascal, due autori da lui lungamente amati, ha parlato lo studioso di Letteratura e giornalista Francesco Giordano, il quale ha anche ricordato la frequentazione con padre Corsaro negli anni Ottanta, epoca in cui il sacerdote poeta era la firma più prestigiosa del settimanale diocesano "Prospettive". Ideatore della importante rivista di letteratura "Incidenza" tra gli anni Cinquanta e Sessanta, la quale gli costò la sospensione dall’insegnamento in Seminario per aver osato tentare il dialogo tra riformismo e cattolicesimo avanzato (intento che la Storia ha poi svelato essere apprezzabile), Antonio Corsaro, come Giordano ha precisato, era coevo di La Pira, di Dossetti, di Fanfani, di Bargellini, di padre David M.Turoldo, quasi di Luzi, di tutti coloro cioè che scrissero la poesia della Letteratura e della politica dell’Italia nata dalle macerie del conflitto ad una appassionante aurora di ricostruzione, con entusiasmi e idee di cui anche oggi si ha ardente necessità. Illuminando pure l’attività sua di docente all’Istituto San Benedetto catinense, negli anni Sessanta, lo studioso focalizzando l’attenzione sulla raccolta "Antifone per una fanciulla santa", pubblicata da Antonio Corsaro nel 1955, ha letto e descritto alcune liriche del Maestro: "Nell’estate matura e gloriosa \ che arde sul mare; \ nella foglia dorata dell’autunno \ che se ne va \ frusciando di facile pazienza; \ nella candida stola della neve \ e nell’occhio della rondine; Ti vedo, mio dolce Signore; \ come uno spirito trasvolante \ che mi cerca. \ Vieni a cercarmi. Ti aspetto sempre. \ Vieni a cercarmi. \ -Io mi nascondo. Vieni a cercarmi", ove si echeggia il Cantico dei Cantici, ed altra di tenore sociale: "Carissimi parlando d’amore ci odiamo \ non viene che da Dio la carità \ in quest’aria di sotterfugi la maschera \ è perfetta il pesce abbocca all’amo \ differisce il tempo dall’eternità \ ogni cosa ha distrutto la filossera \ e il mondo ha detto \ godiamoci la vita a sazietà \ poiché il tempo non è l’eternità", aggiungendo altresì la visione che egli ebbe del rapporto fra teologia e poesia: "Il poeta è sempre un teologo e il teologo è sempre un poeta, in un sistema strutturale dell’azione simbolica del linguaggio… il poeta indovina la grazia nella realtà emozionale, il teologo vede la grazia nella realtà trascendentale", concludendo nel citare la prefazione al primo libro di liriche di Vera Ambra, "La voce delle donne" del 1991, laddove Antonio Corsaro, nello scorgere frammenti di Lettrismo nelle poesie di colei che anni dopo lo avrebbe celebrato, scriveva: "in Vera Ambra il termine Nulla, che comporterebbe una assenza di essere, si traduce in angoscia… non esiste alcun "pun" che possa dar loro una trasparenza assoluta", tentando infine di sciogliere l’aporìa del mistero del linguaggio di Corsaro, mercé la lettura dell’amatissimo Fènelon.
La manifestazione si concluse quindi coll’intervento di Vera Ambra in qualità di Presidente dell’Associazione Akkuaria, che con l’AICS di Orazio Fresta ha tecnicamente organizzato l’evento, e la premiazione dei vincitori del concorso, nonché la menzione speciale ad alcuni dei partecipanti.
La prima edizione del premio internazionale di Poesia Antonio Corsaro è stata assegnata alla poesia Sognando di Giuseppe Nasca. Si è classificata al secondo posto La luce della sera di Rosa Maria Di Salvatore ; al terzo posto Ritorno a casa di Carmela Tuccari ed ex equo al quarto posto Lampare di Ornella Gatti, Di me stessa la grazia di Gianna Campanella, Dopo la pioggia di Silvia Bellia
Il Premio della Giuria è stato conferito a: Andrea Righi, Alessandra Ferrari, Alessio Casari, Annamaria Locatelli, Domenico Giansiracusa , Filippo Pirro, Giuseppe Lucca , Mariella Mulas, Marco Tabellione , Suada Halilaj, La Giuria inoltre ha segnalato le opere di: Antonio Scarpone, Cristina Tabita, Carmelo Castorina, Emanuele Insinua, Giuseppe Lucca , Giusi Baglieri, Salvatore Messina, Silvana Calanna, Silvia Bellia, Peppino Ruggeri, Piero Sardo Viscuglia, Tiziana Monari
Il premio speciale per la sezione Scuola è stato assegnato a: Alessandro Lancerotto, Caterina Rapini, Chiara Corinne Amico, Chiara Di Sabatino, Daniele Vincenzo Bruno, Francesco Morgia
Giulia Bellia, Irene Shivji, Martina Giansante, Mattia Musa, Miriam De Michele, Sara Bassi, Sara Frascatelli, Valeria Amelli
Una bella iniziativa quindi ed estremamente importante nel rilanciare non solamente le attività dei poeti nuovi del XXI secolo, ma al fine di rendere il dovuto ricordo di un Letterato prestigioso e schivo quanto denso nella sua indagine dell’Uomo, quale fu Antonio Corsaro, a cui la città di Catania deve molto ed avrà ancora, auguriamo, luogo di concedere: qui pubblicamente auspichiamo un convegno specifico sulla sua opera, ma anche l’intitolazione di una strada od una piazza, al suo nome. Prospettando la seconda edizione del riuscito premio (questo evento lascia una pubblicazione antologica in cartaceo, a cura delle edizioni Akkuaria, presentata in loco), con le parole del poeta, "Il cuore dell’isolano è un rombo di mare. Sciaborda lentamente nel seno della luna. L’occhio dell’isolano è una vampa di sole…", laddove quella Luce riverberi sempre la sua eternità nella forma, in sostanza plasmata.

Bar.Sea.





(pubblicato su Sicilia Sera n° 336 del 6 febbraio 2011)



Nelle immagini, la copertina dell'Antologia poetica edita per il I° premio Corsaro, ed una foto inedita del giovane sacerdote-poeta, gentilmente fornitaci dal signor Castorina






Nota Biografica di Antonio Corsaro,

di Francesco Giordano*



Antonio Corsaro (Camporotondo Etneo, 5 novembre 1909 - Catania, 18 agosto 1995) è stato un sacerdote, poeta, saggista, scrittore teatrale italiano.
Sacerdote della Chiesa Cattolica dal 1933 dopo il Seminario a Catania, laureato in Lettere e Filosofia alla Cattolica di Milano, compagno di studi di Carlo Bo (un sodalizio amicale e letterario durato tutta la vita), torna a Catania per insegnare al Seminario. Contrario al militarismo fascista, rifiutò di partecipare alla guerra d'Etiopia come cappellano militare. Il suo primo libro di poesie, "Castello marino", ebbe la prefazione di Bo, che così scriveva: "Caro Corsaro, tu mi chiedi per il tuo primo libro di poesie una nota che lo accompagni davanti al lettore... il tuo libro non ha bisogno di argini, vive immediatamente per le condizioni e la sincerità della forma... La conquista della tua parola non sarà, dunque, una cosa facile, non avrà nessuna idea di successo ma significherà un lavoro intero dell’anima, la soluzione di tutta una vita d’attesa, di volontà, di fiducia..."
Nel 1948 uscì la raccolta poetica "Responsori", con cui vinse il "Premio Roma" (consegnato in Campidoglio nel 1949). Seguirono "Plurabella" (1950) e il "Il Figlio dell’Uomo" (1951) (nella prefazione, il poeta Carlo Betocchi parlò di «un incontro di spiritualità terrestre e d'infocata saggezza religiosa»). Scrisse anche "Balletti liturgici» "Aaron" (1953) e "L’ombra del primo giorno..., fino al settimo", cui seguirono il "Responsorio dell’Avvento" e il "Responsorio della Passione" (1954), la "Pietra di solitudine", nonché "Antifone per una fanciulla santa" (1955): questo forse il suo più bel volume di poesie, ove raggiunge vette eccelse, tra luce e tenebre. "Ti desidero e muoio nell'arcana vita \ avere e non avere uguale partita \ l'amore è indifferente \\ Cieco sguardo d'orgoglio che nulla riceve \ bisognoso non è chi al mio desco beve \ ma chi d'amore è tardo \\ D'amore non son tardo quando a Te mi chiami \ annullami Signore recidi i miei stami \ irrompe in me la luce".
Tra gli anni Cinquanta e i Sessanta fonda e dirige la rivista letteraria "Incidenza", che focalizza, nel momento storico del Concilio, incontri sulla scia della poesia e letteratura sperimentalista, tra riformisti cattolici e di sinistra. Ciò gli costa la sospensione dall'insegnamento in Seminario e la chiusura e riapertura della rivista, 'epurata' da elementi spiccatamente marxisti. Ad "Incidenza" collaborarono il giovane Sebastiano Vassalli, Jean Cardonnel, Sebastiano Addamo, ed anche Pier Paolo Pasolini ed Ezra Pound; dei catanesi, Salvatore Mirone che poi sarebbe divenuto direttore della Biblioteca Universitaria, e Maria Salmeri poi direttrice della Biblioteca Civica. Antonio Corsaro era anche stato il creatore del movimento artistico d'Avanguardia Arte Club.
Fonda con l'attore e regista Gianni Salvo il "Piccolo Teatro" di Catania, ove si rapprensentano alcuni suoi scritti teatrali; il teatro è oggi attivo sulla scia dello sperimentalismo e dell'avanguardia ideata da padre Corsaro. Continua ad insegnare (allo Spedalieri di Catania), e negli anni Sessanta diviene professore all'Istituto San Benedetto delle Suore dell'Adorazione Perpetua del SS.mo Sacramento (allora la scuola aveva il Liceo Classico). Completa la carriera accademica come assistente di Letteratura Francese allUniversità di Urbino (retta dall'amico Bo), poi titolare della cattedra di Letteratura Francese al Magistero di Palermo, sino al pensionamento nel 1982. Negli anni Settanta diveniva il teorico delle correnti artistiche e poetiche dette Verticalismo ed Universalismo. Scrittore prolifico, continua a scrivere in riviste nazionali, europee e locali; apprezzatissimo sin dagli anni Sessanta in Francia (ove ha collaborato al quotidiano "La Croix"), traduttore dell'intiera opera poetica di Mallarmé, di "Sour le soleil de Satan" di Bernanos, di Pegùy, è profondo studioso della filosofia di Pascal e, soprattutto, di Fénelon, nella cui parabola vitale forse intravvede la propria.
Collabora alla pubblicazione "Arte e Folklore di Sicilia" negli anni Settanta e, dagli anni Ottanta sino alla morte, al settimanale diocesano catanese "Prospettive", ove continua a costituire una guida intellettuale di prim'ordine per la sua cultura vastissima e di respiro europeo. "Prete senza parrocchia", o "prete rosso", come è stato definito, si autoisolò vincolandosi alla Sicilia, terra che moltissimo amava, forse limitando i suoi vasti orizzonti e non godendo perciò sino ad oggi di quella notorietà che poteva avere, come il coetaneo David M.Turoldo, ma che probabilmente non cercò mai intimamente, convinto com'era della propria concretezza. Inoltre, a differenza di altri uomini di cultura siciliani dell'epoca, non era organicamente aggiogato a nessun 'carro' politico. Leonardo Sciascia lo cita quasi ironicamente in un suo libro; ma Antonio Corsaro contemporaneamente scriveva la poesia inno alla Madonna catanese dell'Aiuto, Santuario diocesano mariano assai venerato.
Nel 1991 scrive la prefazione al libro di poesie "La voce delle donne" di Vera Ambra, ancor sconosciuta nel mondo delle Lettere. La esorta a continuare, intravvedendo nelle sue liriche frammenti di Lettrismo, corrente poetica da lui amata. Nel 1993 il suo ultimo libro "Quartine cloniche", presentato al "Piccolo Teatro" a Catania. Si spegne dimenticato ed ultrottantenne nella calda estate del 1995. Carlo Bo scrive nel trigesimo dalla scomparsa, un affettuoso suo ricordo nella terza pagina del Corriere della Sera.
Il 6 novembre 2010 nell'aula Magna dell'Orto Botanico di Catania, dipartimento di Botanica, per iniziativa di Vera Ambra fondatrice ed anima dell'Associazione culturale Akkuaria, si svolge la prima edizione del Premio internazionale di Poesia dedicato alla memoria ed all'opera di Antonio Corsaro. Dopo un lungo oblìo, finalmente la sua terra ricorda questo insigne intellettuale, sacerdote e poeta di rara sensibilità. La manifestazione affollata registra gli interventi dello studioso Francesco Giordano, che descrive la parabola letteraria delle opere di Corsaro, di Nino Amico operatore culturale che ne ricorda gli aspetti umani, di Gianni Salvo del Piccolo Teatro che lo commemora con commozione, e di Vera Ambra, a cui si deve la riscoperta dell'opera di un sacerdote originale, "prete sciolto", come scrisse in una sua autobiografia, ma tendente sempre, tra aneliti di tristezze e complessità, a quella Luce che è nell'infinito percorso. "Ma il Tuo soffio, mio dolce Signore, \ si porti soltanto la musica \ ch'era in me sepolta".


* Questa nota è un omaggio alla memoria di Padre Corsaro, che conoscemmo negli anni Ottanta, nell'auspicio che altri illuminati, laici e sacerdoti, seguano la sua Via di perfezione.

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