lunedì 31 gennaio 2011

Appuntamenti culturali in libreria a Catania con Akkuaria



A partire dal 26 gennaio 2011 tutti i mercoledì dalle ore 17 in poi presso la Libreria Trinacria di Piazza Giovanni Verga 6a si svolgono degli incontri culturali sul tema della poesia, narrativa, pittura e... tanto altro ancora
Gli incontri, patrocinati dall'AICS, Comitato Provinciale di Catania, Settore Cultura, sono tenuti da Vera Ambra.
Tra gli ospiti sono presenti attori, letterari, critici, pittori, cultori della lingua siciliana ecc.
Inoltre vengono trattati argomenti di attualità vari e in particolare sarà dato spazio agli Autori di Akkuaria e alla loro produzione letteraria.
 
 
 
 
Programma del Punto Akkuaria,
tutti i mercoledì ore 17.00 Libreria Trinacria Piazza Giovanni Verga 6a Catania


2 FEBBRAIO 2011
Incontro con il Poeta Pippo Nasca
I versi di Giacomo Leopardi tradotti in siciliano
A seguire libero recital con gli Autori presenti


9 FEBBRAIO 2011
Pomeriggio con il Duo Calì - D'Arrigo


16 FEBBRAIO 2011
Spazio aperto: libero recital con gli Autori presenti


23 FEBBRAIO 2011
Incontro con il Poeta Carlo Trovato
A seguire libero recital con gli Autori presenti


2 MARZO 2011
Incontro con il Poeta Gaetano Petralia
A seguire libero recital con gli Autori presenti


9 MARZO 2011
Incontro con il Poeta Giovanni Scilio
A seguire libero recital con gli Autori presenti


16 MARZO 2011
Incontro con la Poetessa Antonella Cardella
A seguire libero recital con gli Autori presenti


30 MARZO 2011
Per i 190 anni dalla sua scomparsa
"Omaggio a Domenico Tempio" a cura di Francesco Giordano
A seguire libero recital con gli Autori presenti

venerdì 21 gennaio 2011

La poesia la Libraria di Domenico Tempio, letta da Francesco Giordano

Ci permettiamo di proporre una video lettura della poesia La Libraria, del grandissimo poeta in lingua siciliana, ed italica, Domenico Tempio, detto Micio (Catania 1750-1821), tratta dal volume pubblicato nel 1926 a cura di R.Corso, più volte ristampato. Colui che con Giovanni Meli fu il massimo poeta della Sicilia fra il XVIII e XIX secolo, merita a nostro parere maggiore diffusione e conoscenza, oltre i versi licenziosi che lo resero noto: la voce dell'autore de "La Caristìa", facente parte del circolo illuminato del Maestro Ignazio Paternò di Biscari, ancor risuona nel cuore della immortale Catania, nonché nelle contrade dell'Isola libera e gloriosa.
Fu recitata in pubblico il 17 gennaio c.a., nei locali della libreria Trinacria di piazza G.Verga a Catania, nell'ambito della Giornata nazionale del Dialetto, fortemente voluta da Vera Ambra.
Il sottofondo musicale è una contraddanza della tradizione sicula, il ritratto del poeta è coevo; voce recitante di Francesco Giordano.

venerdì 14 gennaio 2011

Nasce a Catania l'Associazione 25 novembre contro la violenza alle donne



Nasce a Catania l’Associazione 25 Novembre Giornata Mondiale contro la Violenza alle donne con lo scopo è di farsi portatrice dell'uguaglianza di genere e dell’empowerment delle donne.
L'Associazione è aperta a persone, Associazioni. Gruppi, Comitati e quant'altre organizzazioni che perseguono finalità similari e comunque compatibili con il presente statuto e che non perseguono fini di lucro.L’Associazione intende promuovere il proprio impegno sociale e culturale attraverso tutte quelle linee guida ed eventuali progetti presenti e futuri (nazionali e internazionali), dettati dai Rappresentanti dei Governi degli Stati Membri dell’Unione Europea, dall’UNESCO, dall’ONU, dalle Associazioni Governative e non Governative, dai Collegi Scientifici, dai Movimenti e Comitati Pubblici e dei Cittadini, dai Volontari e da tutte quelle organizzazioni e/o rappresentanze, seppur non elencate, che si sono dedicate alla realizzazione delle linee guida ed agli eventuali progetti.l’Associazione è apartitica, apolitica, non persegue fini di lucro ed è fondata su principi di libertà, democrazia, uguaglianza e solidarietà. Essa si prefigge lo scopo di promuovere la prevenzione della violenza contro le donne e i bambini e la lotta contro tutte le forme di discriminazione nei confronti dei più deboli e quant'altro rientri nell'ottica di genere nelle politiche di cooperazione allo sviluppo; sulla Disabilità, sulla Democratic Ownership, sulla Comunicazione, sulla Valutazione e sui diritti dei Minori".


PROGRAMMA ANNUALE DELLE ATTIVITÀ 2011
Gennaio
Realizzazione della Collana d'informazione per la prevenzione degli abusi e della violenza"
"IO SONO… IO ESISTO…
Volumi in preparazione: Abusi sui minoriViolenza alle donne e di genere
Realizzazione della "Biblioteca delle Autrici contemporanee" che sarà ospitata presso la sede del Comitato Provinciale di Catania Via Traversa Corso Messina 23 - 95014 Giarre (Catania) tel. 095 7795285
I Salotti dell’Arte. A breve saranno attivati presso centri culturali e biblioteche di Catania e provincia una serie di appuntamenti settimanali dove si svolgeranno incontri vari.

Febbraio. 11-13 febbraio Roma durante la manifestazione "Viaggio tra le vie dell’arte" rassegna artistica dedicata al canto, musica, letteratura, fotografia e pittura sarà presentata pubblicamente l'Associazione 25 Novembre Giornata Mondiale contro La Violenza alle Donne.


Giovani & Legalità. È un progetto che principalmente vedrà protagonisti i giovani. I programma toccheranno i temi della prevenzione e della salute. Sono previsti una serie di incontri con medici, magistrati e Operatori Socio-Culturali.Marzo "La differenza di genere e la mascolinità" A Catania e provincia si darà il via ad una Campagna di sensibilizzazione e di educazione per l’eliminazione delle differenze e le violenze sul genere. Il percorso presuppone quello di far mettere l’attenzione sulle irrazionali regole imposte dalla società (dalla nascita in poi), che determinano le differenze di genere, nonché l’emarginazione, la discriminazione e la violenza in tutti gli strati culturali. Porta pure alla luce le varie dinamiche della famiglia e della società odierna.


Giugno. "La violenza generata dalle differenze di genere"Campagna di sensibilizzazione e di educazione per l’eliminazione delle differenze e le violenze sul genere. Il percorso prevede la visitazione del condizionamento degli individui di qualunque sesso, nelle varie forme di violenza esistenti nella nostra società. Saranno perciò riportate e spiegate tutte le forme di violenza (bullismo; mobbing; nonnismo; violenza e abusi sul genere maschile; violenza e abusi sul genere femminile; (per entrambi i generi violenza: psicologica, economica, fisica, sessuale).


Novembre
DIBATTITI - CONFERENZE E CONVEGNI SUL TEMA: 25 novembre Giornata mondiale contro la violenza alle donne
 

Il Consiglio Direttivo dell’Associazione
25 Novembre Giornata Mondiale contro la Violenza alle donne
è così composto:

Presidente Sara Aguiari
Vice Presidente Antonia Belvedere
Segretario Vera Ambra
Consiglieri
Mariella Sudano
Gabriella Rossitto
Angela Agnello
Carla Russello
Graziana Scalisi
Giorgio Russello
Francesco Giordano
Roman Clarke
Angelica Lazzarin

Sito: www.venticinquenovembre.it

giovedì 11 novembre 2010

La Carboneria, setta eretica e baluardo della Libertà


Intorno ad una importante società segreta


Carboneria setta eretica e baluardo di Libertà


Nel primo Ottocento molti patrioti vi aderirono, e diversi moti insurrezionali, anche in
Sicilia, furono dall’associazione ispirati – Verga e i Carbonari -

Tra il fiorire delle idealità che fecero seguito alla Restaurazione dei governi, dopo la caduta della stella napoleonica nel 1815, vi fu certamente il sorgere di società segrete le quali, segnatamente in Italia martoriata dalla occupazione dell’Austria la quale era in quegli anni la dominatrice dell’Europa, cercavano di sovvertire il giogo dello straniero, educando le classi sociali alla idea di Libertà ed autodeterminazione, i cui semi erano stati gettati dalle armate del grande Còrso. Vero è che tali gruppi occulti erano limitati a coloro che erano agevolati nella istruzione ed aventi sensibilità etica: nondimeno, la storiografia post risorgimentale ha accertato che questi han fornito importante contributo, per il trentennio che va dalla caduta del Murat ai moti del 1848, all’idea di indipendenza di quella che sarà la Patria italiana: con evidenti sfumature di carattere autonomistico e, per ciò che concerne la Sicilia in particolare, indipendentistico. La società segreta più importante di quegli anni, come è noto, è stata la cosiddetta Carboneria.
Mentre anche gli studiosi di parte frammassonica, han da tempo verificato ed accertato, pur nella similitudine dei rituali e di un certo compiuto stile di affiliazione, la diversità sostanziale fra la Massoneria –la quale rimaneva anzi assente, come organizzazione, nei fatti insurrezionali di quegli anni-, come varii studiosi indipendenti e magari avversi ai settarismi, non han mancato di precisare ("è da escludersi la tesi massonica che le sètte, pullulanti in Italia dopo il 1815, siano derivazioni o mascheramenti o economia della Massoneria. Poco conta che dei massoni affluirono tra i carbonari, e fra le due sètte vi siano rassomiglianze rituali… Lo spirito religioso e nazionale della Carboneria non quadra con l’internazionalismo e l’irreligiosità sostanziale della Massoneria", scrive A.Omodeo in Difesa del Risorgimento, Torino 1951), è assai probabile la nascita della Carboneria nel meridione d’Italia durante il periodo murattiano: "La Carboneria… fu un prodotto del tutto italiano e di natura contingente… ebbe contatti non con la Massoneria, ma coi singoli Massoni che ad essa si affiliarono, malcontenti della inattività in cui languivano le logge, ed ebbe invece con la Massoneria aspri contrasti soprattutto per i metodi di azione ripugnanti allo spirito ed alla tradizione massonica" (V.Francia, Il mito dell’empietà, Napoli 1946). Codesta diversità, come il fatto che la Massoneria in Italia, ma anche in Francia dopo la restaurazione, fosse svanita operativamente, è attestata dagli informatissimi rapporti della onnipresente Polizia austriaca, i cui importanti documenti così precisano: "… la vecchia setta dei Franco Muratori erasi già disciolta –intorno al 1817\18- e nuove società segrete s’andavano costituendo in Italia, fra le quali la più estesa era quella dei Carbonari" (Carte segrete ed atti della Polizia austriaca in Italia, Capolago 1851).
Per tratteggiare anche brevemente un quadro della idealità carbonara, si può affermare che l’associazione ebbe finalità nettamente politiche e velleità indipendentistiche dei popoli contro "i tiranni", da cui il gergo noto "purgare la foresta dai lupi", ed ostentò attaccamento filiale alla religione Cattolica, includendo i simbolismi della Croce, della corona di spine, ed altri nel proprio immaginario: e se Gesù Cristo era il primo Carbonaro dell’Universo, il Santo protettore della Carboneria era San Teobaldo, un nobile eremita che per puro misticismo nel secolo XI si fece legnajolo. Da qui tutte le derivazioni esoteriche della simbologia forestale, naturistica, la cosiddetta mistica del legno. Era una setta ben importante, se si considerano le affiliazioni: da Silvio Pellico (il quale pure non fu Massone, ma esclusivamente carbonaro), che la rese familiare anche nella vulgata post risorgimentale, con il libro-denuncia a moltissimi noto, "Le mie Prigioni", lettura esaltante e commovente ov’egli stigmatizza con la serenità tollerante dell’Adepto superiore, il fanatismo e la violenza feroce della repressione del governo oscurantista Austriaco (si può anzi definire tale libro il manifesto politico della Carboneria), al conte Federico Confalonieri (questi adepto della Massoneria regolare inglese, a cui affiliassi a Cambridge); dal Santarosa infelice artefice dei moti piemontesi del ’21 ai tenenti Morelli e Silvati e l’abate Minichini che imposero a Re Ferdinando la Costituzione spagnola, poi subito tradita. In Sicilia furono carbonari di ispirazione i moti che ebbero epicentro in Catania nel 1837, e propugnacolo di indipendentismo della Sicilia, così carbonari furono molti dei fucilati, dal Barbagallo Pittà al Pensabene, in seguito alla feroce repressione del Luogotenente borbonico Del Carretto. Persino Mazzini pare fosse passato attraverso la filiazione carbonara, prima di maturare la strategìa che lo trasporterà ad individuare, egli maestro di complotti e di congiure, nella struttura organizzativa da lui ideata, la Giovine Italia –che sarà pertanto della Carboneria antagonista feroce- il mezzo, quasi sempre inefficace nella pratica ma di notevole idealità, per scardinare il connubio allora esecrato fra Trono ed Altare.
La Chiesa si avvide subito del pericolo,e condannava la Carboneria come setta eretica con la enciclica "Ecclesiam a Jesu Chisto" il 13 settembre 1821: Pio VII scomunicando senza appello i Carbonari ed i fiancheggiatori loro, dopo aver ammesso che la setta "si vanti di esigere dai suoi seguaci che mantengano ed esercitino la carità ed ogni genere di virtù, e con la massima diligenza si astengano da ogni vizio", li accusa "di profanare e deturpare con certe loro sacrileghe cerimonie la Passione di Gesù Cristo, di farsi scherno degli stessi misteri della religione cattolica… di volere rovesciare la Sede Apostolica". Moltissimi sacerdoti erano affiliati, come Roma ben sapeva, alle "Vendite", ossia assemblee, carbonare, e, come ben scrive l’insigne studioso e sacerdote paolino R.Esposito nei suoi studii, "terminavano nelle Baracche le prediche iniziate nelle Chiese", ovvero era per loro consequenziale il messaggio di Libertà diramato dalla Carboneria, rendendosi ben conto del fanatismo abietto dell’allora potere costituito e laico ed ecclesiastico. Terribile è purtanto la dichiarazione della Penitenzieria Apostolica del novembre 1821, seguente "alcuni dubbi insorti" circa la bolla di scomunica, sollevati dalla Curia di Napoli: la Santa Sede autorizza, ad esplicita dimanda "se il figlio debba denunziare il padre, il fratello, la sorella", che "stabilito una volta che sia una Sertta eretica, il figlio è tenuto a denunziare il padre, ecc, il tutto però con gran prudenza e segretezza". L’ultima precisazione è quantomeno repellente: per fortuna anche la Chiesa ha riconosciuto in questo campo le sue colpe ed è rifiorita alla nuova primavera, come è stato notato: nella dichiarazione conciliare "Dignitatis humanae" del 1965 si esprime "un solennissimo ed esplicito mea culpa a proposito delle deviazioni commesse dal Popolo di Dio, la Chiesa, nei confronti della libertà di coscienza" (cfr.Esposito). E se finora la Chiesa, come è stato per la Massoneria, non ha implicitamente ‘revocato’ la scomunica ai Carbonari che esistono, in forme rinnovellate ma secondo la Tradizione, anche nel XXI secolo- , ciò sia sufficiente a tacere ogni eventuale polemica.
Il ventunenne Giovanni Verga da Catania (e Vizzini), il cui nonno era Carbonaro, stampava –a sue spese- nel 1861 ad Italia appena unificata dai gloriosi borghesi in camicia rossa di Garibaldi (il quale, simbolo della Massoneria italiana dell’Ottocento, venne elevato al grado di Maestro massone solo nel 1860, conquistata Palermo, a ben 53 anni… la precisazione è data per rendere l’idea di quanto la Massoneria, pur idealmente similare, era nella struttura e negli uomini lontana dalla Carboneria italiana) presso Crescenzio Galatola, il romanzo "I Carbonari della Montagna", il secondo suo e primo di un luminoso successo letterario. Questo libro è, con quello del Pellico, il manifesto letterario della Carboneria storica. E’ altresì importante poiché, seppure sotto le vesti della finzione scenica, chiarisce quel che poi la storiografìa preciserà (mai del tutto bene, a nostro parere), ossia la filiazione precipuamente inglese dei finanziamenti, e della ideazione quindi delle Vendite carbonare, durante il periodo della presenza inglese in Sicilia da parte di Lord W.Bentinck, l’autentico artefice e creatore della Carboneria meridionale anglo-calabro-meridionale, la cui figura ebbe ampio respiro pur nei tre anni del suo governo dell’Isola. Tale politica, in funzione naturalmente antifrancese, sarà continuata dall’Ammiraglio Sidney Smith, comandante in capo della Flotta Britannica nel Mediterraneo (e autorevole Frammassone): per cui se vi fu una filiazione Massoneria-Carboneria essa deve eventualmente ricercarsi oltreoceano, nelle brume londinesi e negli archivi di quella United Grand Lodge of England la quale, anche per impulso dello Smith, erasi riunificata, gli Ancient coi Moderns, con il noto ‘Act of Union’ del 1813, vera data di nascita della Massoneria moderna dalla ‘casa madre’ britannica.
"Mio Buon Cugino, di dove venite? –Dalla Foresta. –Che cosa ci arrecate? –Salute, Amicizia e Fratellanza. –Chi è vostro Padre? –(il Buon Cugino volge gli occhi al cielo) –Chi è vostra Madre? (il Buon Cugino guarda la Terra)". Questo stralcio da un rituale carbonaro, dona l’idea del misticismo preciso e diremmo pànico, naturistico della società carbonica, in linea del resto con tutte le confraternite iniziatiche del mondo antico, e di quello moderno. L’auspicio finale è che, come "quella croce dovea risplendere come l’occhio di Dio" (finale dei Carbonari della Montagna) nell’ideale della Carboneria, così il comune intendimento dei molti, già acclarato dalla storiografia, legga l’esperienza dei Carbonari dell’Ottocento come un sublime anelito, e spirito sempre rinnovato, di Indipendenza e di Libertà, dei popoli ma soprattutto dei cuori.

Francesco Giordano (Barone di Sealand)


Nella foto, il grembiule carbonaro appartenuto a Ciro Menotti

(pubblicato su Sicilia Sera n°333 del 3 novembre 2010)

lunedì 20 settembre 2010

Mostra e Seminario su Colera e rivoluzioni in Sicilia all'Archivio Storico Comunale di Catania, 25-26 settembre 2010






























Nell'ambito delle Giornate Europee del Patrimonio 2010 "Italia tesoro d'Europa" a cui partecipa il Comune di Catania, l'Archivio Storico Comunale di Catania organizza una mostra ed un seminario su "Colera e Rivoluzioni in Sicilia: due sciagure dentro e fuori i monasteri nelle lettere dei Verga (1854-1866)".
E' una laudevole iniziativa di cui è artefice primiera la Dott.ssa Marcella Minissale, direttrice dell'Archivio, affiancata dai solerti collaboratori. Con questi eventi la Luce intramontabile della Cultura splenderà sempre oscurando le tenebre dell'ignoranza.
Qui riportiamo la locandina dell'evento.

Relatori:
Prof. Antonio Di Silvestro, della Facoltà di Lettere dell'Università di Catania, sul tema "Momenti e temi della religiosità della famiglia Verga"
Dott. Francesco Giordano, giornalista pubblicista studioso di storia patria, sul tema: "Aspetti politico sociali del colera del 1837"
Dott. Giovanni Verga, giornalista pubblicista, pronipote dello scrittore
Leggerà alcuni brani delle lettere in esposizione l'attrice Agata Tarso, della compagnia "Amici del Teatro" di Nicolosi.




Ulteriori informazioni sull'iniziativa possono essere ottenute al seguente indirizzo:www.comune.catania.it/informazioni/news/cultura/musei/archivio-storico/default.aspx?news=16097, ove è la scheda storico tecnica della mostra.
L'esposizione permarrà sino a novembre. Aggiungiamo alcune foto della manifestazione, nonché l'articolo che il quotidiano "La Sicilia" ha dedicato all'evento, il 1° ottobre.


giovedì 12 agosto 2010

Sant’Euplio ricordato per la prima volta nel luogo del suo martirio: S.Messa nella piazza-cortile San Pantaleone a Catania







Come tutte le grandi e popolose città nel tempo della repubblica e poi dell’Impero di Roma, anche Catania ebbe la sua platea magna, la piazza grande ove si svolgevano i più importanti affari, s’ergeva il tempio, la Curia ove il senato civico riunivasi; ove s’apriano le botteghe importanti dei rinomati venditori, ove era l’erario, il carcere, la Basilica, i granai, le armerie, la zecca. Per almeno mille e cinquecento anni, fino alla conquista de’ Normanni, tale luogo –dispiace deludere i cultori di memorie artefatte, ma è così- non fu piazza del Duomo, laddove alcuni indotti strombazzano sia sempre stato il centro della città etnea, poiché sin dal 1091, per volere di Ruggero il Gran Conte s’innalza il tempio cristiano maior dedicato alla protomartire Agata, ma una oggi quasi anonima piazza (impropriamente dal secondo dopoguerra, la toponomastica la definisce cortile) appellata da secoli di San Pantaleone. Trovasi, in senso antiorario, di tra le vie Vittorio Emanuele, già strada reale o Corso, via SS.ma Trinità, via Garibaldi già strada Ferdinanda, via S.Giovanni, via Orfanelli e via Politi. In quella piazza a forma di parallelepipedo, disomogenea ed ornata di variegati edifizi sorti in maniera discontinua durante il XVIII e XIX secolo, in seguito al devastante terremoto del 1693 il quale distrusse tutto e costrinse alla rinascita settecentesca, era l’antico Foro romano, ovvero il cuore della città antica. Così il grande storico Francesco Ferrara: "Il Bolano dice che la fabbrica aveva la forma quadrata bislunga di 50 piedi. Mancava affatto il lato di occidente; quello a mezzogiorno mostrava ancora otto botteghe, quello ad oriente sette, quello di tramontana quattro. Oggi non restano che quelle ad oriente e tre a mezzogiorno attaccate alle prime ad angolo retto. Servono di moderne abitazioni, e formano all’intorno il cortile detto di S.Pantaleo. L’ordine inferiore è sotterra, del quale le scoverte si chiamano dal volgo le grotte di S.Pantaleo. Si osserva ancora un picciolo pavimento sotterraneo con due braccia opposte di scale che portavano nei diversi appartamenti, ed esistono due grandi archi, ora ripieni di moderna fabbrica che mostrano la robustezza, e la magnificenza dell’antica Piazza. Nel foro di Pompei sonosi trovati i resti di una fontana in mezzo, in quello di Catania vi colano ancora acque copiosissime che erano senza dubbio destinate allo stesso uso, onde il popolo lo crede un antico bagno, e con esso alcuni volgari scrittori" (In Storia di Catania sino alla fine del secolo XVIII, Catania 1829, pag. 308).
Nel Foro romano, i cui discavi furono iniziati dall’illuminato mecenate Principe Ignazio di Biscari, in qualità di Custode delle Antichità del Valdemone e Valdinoto, poi continuati dal medesimo abate Ferrara, che ebbe eguale incarico dal Re Ferdinando di Borbone, i quali ambienti visibili sono oggi –come documenta l’istantanea da noi scattata- lasciati, ad onta delle segnalazioni delle guide, nel più lercio abbandono dalla Sovrintendenza regionale ai Beni Archeologici di Catania (serrato da una porta di ferro sino a poche settimane fa inesistente, il cortile con gli avanzi è inaccessibile…), era la sede del Governatore romano: ivi il 12 agosto del 304, dopo un processo noto dagli Atti, venne martirizzato, perché orgogliosamente cristiano, il diacono catinense Euplo, ovvero Euplio. Sulla vicenda e le connessioni col vicino tempio dell’Ajuto, così come sul suo culto e la chiesa che nei paraggi sorgeva, leggasi il nostro intervento in questo blog riportato (http://letterecatinensi.blogspot.com/2010/05/santa-maria-dellaiuto-e-santeuplo-di.html).
La Chiesa di Catania è sempre attenta alle memorie antiche dei suoi illustri figli. Merito del Rettore del Santuario di S.Maria dell’Aiuto nonché Parroco, Mons. Carmelo Smedila, è stato l’undici agosto ricordare, per la prima volta nei luoghi del martirio, la vicenda umana e coraggiosa di codesto protomartire cristiano, nonché compatrono della città di Catania e protettore di Trevico, in quel di Avellino, ove sono serbate le spoglie (ivi si svolgono ogni anno grandi festeggiamenti per onorarne la memoria). Euplo è grandemente celebrato nel Cristianesimo ortodosso, che lo annovera tra i più antichi difensori della fede. E se per numerosi lustri le autorità catanesi –non il popolo, il quale ha sempre venerato con affetto uno dei suoi rappresentanti più sinceri: egli semplice cittadino, non sacerdote, rappresenta forse nell’ottica moderna meglio che jeri, la vivacità dell’etica dell’Unto di Galilea- hanno quasi dimenticato l’antico Santo (eccettuata la Messa che si celebra annualmente nella già prigione del martire, in piazza della Borsa), oggi tale lacuna è stata sanata, nella visione del recupero intelligente del comune passato, il quale costituisce enorme slancio per meglio vivere il presente, per massimamente costruire, con solide fondamenta, adoprando la calce dell’Amore, l’opus mixtum della Tolleranza e la cura della Fratellanza, il futuro. Ognuno di noi in tal senso fornisce il proprio contributo. Siamo pertanto lieti che anche questo blog abbia portato la sua levigata pietra a tale nobile scopo, ad maiorem Dei gloriam, della Theotokòs e del Santo Euplo.
Scrive il colto e noto studioso di temi religiosi prof. Antonino Blandini, sul quotidiano "La Sicilia" del 11 agosto 2010, nell'articolo titolato "Festa di S.Euplio, Messa della vigilia in piazza San Pantaleone": "Domani pomeriggio alle 18.30, il parroco-rettore del santuario Maria Santissima dell'Aiuto, celebrerà la s. messa vespertina nella vigilia della festa di sant'Euplio, diacono e martire catanese, compatrono principale della città e dell'arcidiocesi, in piazza San Pantaleone al Foro Romano (tra le vie Vittorio Emanuele, Santissima Trinità, Garibaldi e Orfanelli), 17 secoli fa la piazza cittadina più importante di Catania. Un'antichissima tradizione locale vi pone il sito in cui, la mattina di martedì 12 agosto 304, il giovane cristiano Euplio, dopo la condanna a morte da parte del correttore (governatore romano Calvisiano) e la traduzione in catene per le strade della città greco-romana con appeso al collo il libro dei Vangeli, motivo della sua condanna, fu decapitato davanti al popolo ivi convenuto. Il servizio liturgico sarà curato dal Collegio liturgico "Cardinale Giuseppe Francica Nava", diretto dal dr Piersanti Serrano e del quale S. Euplio, assieme a S. Agata, è l'eletto patrono. L'altare mobile per il sacrificio eucaristico sarà posto davanti ad una nuova edicola votiva di S. Euplio, contenente una piccola statua del venerato santo concittadino che sarà inaugurata per l'occasione ed è stata voluta dalla fervida devozione dei residenti di piazza San Pantaleone verso il grande martire della Chiesa antica delle persecuzioni anticristiane, che immolò la sua giovane vita per testimoniare la fedeltà a Cristo e al suo Vangelo. E' assai interessante considerare, come spiega Francesco Giordano in una delle "Lettere catinensi", che il Foro Romano in cui sarebbe avvenuta la decapitazione di Euplio corrisponderebbe all'attuale cortile San Pantaleo, dove anticamente era una chiesa a lui intitolata. Il corpo del martire sarebbe stato custodito a Catania fino al 975 e tempo dopo si venne a sapere che si trovava nella cattedrale della città di Trevico (Avellino), forse portato lì da un soldato normanno, originario dell'Irpinia al tempo della spedizione di Maniace nel tentativo di cacciare dall'Isola gli arabi. La contrada del Foro Romano dal IV al XV secolo divenne la Giudecca, il cui cuore era l'attuale via Pozzo Mulino, forse l'alveo dello Judicello (Amenano), delimitata da un pozzo a est e da un altro ad ovest. La chiesa sacramentale della contrada era intitolata a Santa Marina, già Sant'Anna dei Casalini, al cui ingresso si venerava un'icona della Madonna dell'Aiuto, nel 1641 traslata nella chiesa SS. Pietro e Paolo che assunse il nome della miracolosa immagine".
Al fine di illustrare la sacra cerimonia, inseriamo qui due brevi video -da noi girati- della S.Messa celebrata nella antica platea magna (in uno vi è la lettura del Vangelo di Luca, paragrafo delle beatitudini; nell’altro si narra il passaggio cruciale dell’interrogatorio del martire), ove la pietà del popolo ivi abitante ha deciso erigere una edicola votiva, altrimenti detta altarino, al Santo Euplo nella felice occasione. Si noti infine, che i paramenti di Mons.Smedila, il quale è da tempo promotore del culto delle patrie memorie, dai colori regolamentari secondo l'ufizio, sono anche quelli della bandiera della Sicilia. In tempi di rinnovato interesse per l’autonomismo, un particolare da far rilevare nel giusto modo.
(F.Gio)
Nota: Le istantanee ritraggono un frangente della S.Messa, l'ingresso -chiuso!- di alcuni resti del Foro romano, ed una immagine del Santo, gentilmente fornitaci dal prof.Blandini.