lunedì 7 febbraio 2011

Antonio Corsaro poeta, intellettuale scomodo, sacerdote: Catania lo ricorda e lo celebra








Nella prestigiosa cornice dell’Orto Botanico





Grande successo del primo premio di Poesia intitolato ad Antonio Corsaro





Una prestigiosa figura di sacerdote intellettuale, poeta scomodo, ricordata finalmente
nella sua Catania ad opera di Vera Ambra – Importanti interventi dei relatori-





"Qual nepente ci salverà contro l’essere e il niente?" A tale dimanda, che strutturalmente presuppone una assenza di risposta, a tal verso profondo scaturito dall’arte poetica di Antonio Corsaro, prete, poeta, maestro, saggista, studioso e creatore di avanguardie, morto in una calda estate di quindici anni fa e rapidamente dimenticato –se pure l’interezza magmatica dell’opera sua la cui ampiezza aleggiò e tinse la Letteratura europea della seconda metà del Novecento, era realmente indagata in Catania ove visse gran parte della vita terrena- si è tentato, forse con una certa capacità di comprensione, di fornire una spiegazione, lo scorso novembre, svolgendosi la premiazione del primo Concorso internazionale di Poesia dedicato alla figura importantissima di codesto sacerdote affatto originale.
Si deve alla vulcanicità tutta mediterranea di Vera Ambra, ideatrice di iniziative culturali le più disparate e dinamicissima nel mondo della poesia e del sociale, nonché poetessa ella medesima, se per la prima volta a Catania viene pubblicamente ricordato padre Corsaro, con una importante e pubblica iniziativa, la quale ha avuto il suo culmine con la conferenza e cerimonia svoltasi nella prestigiosa aula magna dell’Orto Botanico di Catania (da qualche tempo sede di notevoli manifestazioni artistiche), a cui prese parte un numerosissimo e qualificato uditorio. E se nell’arco temporale di un cinquantennio, dagli anni Quaranta della prima sua raccolta di poesie, "Castello marino" (con prefazione di Carlo Bo), all’ultima di "Quartine cloniche" del 1993, l’opera poetica creativa e letteraria di padre Corsaro, sacerdote coerentemente della Chiesa Cattolica sino all’ultimo, anche se "prete senza parrocchia", trasvolò soprattutto in quella terra di Francia baluardo esemplare di Libertà e di sperimentazione, germinando altresì in Catania ove tornò e scelse di vivere –forse volontariamente, pure in contatto epistolare con i grandi quali Montale, Pound, Ungaretti, Quasimodo, alcuni dei quali collaborarono alle sue iniziative letterarie- attraverso la fondazione dell’ancor oggi assaj attivo "Piccolo Teatro"; se egli traduttore dell’intiera opera poetica di Mallarmé e di "Sour le soleil de Satàn" di Bernanos, vòlle con aristocraticità sicula sfogliare le pagine del libro del Tempo nella sua patria assolata, sembravaci una mera ingiustizia che l’ingrata città etnea non lo avesse ricordato come meritava. Sarà sempre assegnato a Vera Ambra ed a coloro che la aiutarono in questo intento, il merito di aver rivalutato coinvolgendo linfe mature e giovani di poeti appassionati del verso e della forma e del contenuto, celebrando un grande intellettuale europeo, figlio della Sicilia autenticamente madre di lirici senza tempo.
Alla cerimonia parlarono di Antonio Corsaro, e non poteva essere diversamente constatato il non lungo làsso temporale dalla sua dipartita, che rende la voce dell’Artista quasi coeva come l’eternità del suo messaggio, l’operatore culturale, regista teatrale e "maestro puparo" Nino Amico, che lo ebbe vicino tra gli anni Quaranta e Cinquanta in qualità di Sacerdote officiante nella Chiesa nobiliare dei Bianchi, e professore al Liceo Ginnasio Spedalieri di Catania. Egli ne ha tratteggiato le grandi doti di intellettuale quasi eterodosso, nonché rammentato un interessante intervento del 1976, ad una premiazione poetica indetta dal Circolo Arte e Folklore di Sicilia, ove padre Corsaro così si espresse: "la poesia non è sentimento, non è fantasia, la poesia non è immaginazione, ma un bicchiere, una bottiglia, un tavolo, cioè una struttura di cose, che sono le parole, messe lì e fabbricate in un determinato modo…la poesia è costruzione, in altre parole forma. La forma è una operazione che si comunica e si chiude in se stessa; la forma quindi non può essere una maniera di sensibilizzare le parole, ma è una isotopa dell’espressione".
Personalità evidentemente difficile, complessa, Antonio Corsaro poeta d’avanguardia: con accenti di densa commozione lo ha ricordato il regista ed autore teatrale Gianni Salvo, ivi appositamente intervenuto, non soltanto per riportare, per la prima volta dopo tanto tempo, la testimonianza diretta di colui che fondò il suo "Piccolo Teatro", avente notorietà oramai internazionale, ma per suggerire interpretazioni dell’opera poetica del Maestro attraverso gli "esercizi di stile" di Queneau, per cui, come ha egli detto, "vi possono essere novantanove modi diversi di leggere " la poeticità del messaggio letterario di Corsaro, il quale se la poesia è intrinsecamente forma, la vedeva anche negli atti più minimi ed apparentemente insignificanti della quotidianità, pur letta in senso di macerante critica.
Dell’aspetto propriamente letterario, della poetica pencolante fra luce e tenebra, della estrema misticità tendente dal peccato al nulla e viceversa, della notevolissima attività di studioso di Antonio Corsaro, indagatore attento della filosofia pedagogica di Fènelon come della ansia di Pascal, due autori da lui lungamente amati, ha parlato lo studioso di Letteratura e giornalista Francesco Giordano, il quale ha anche ricordato la frequentazione con padre Corsaro negli anni Ottanta, epoca in cui il sacerdote poeta era la firma più prestigiosa del settimanale diocesano "Prospettive". Ideatore della importante rivista di letteratura "Incidenza" tra gli anni Cinquanta e Sessanta, la quale gli costò la sospensione dall’insegnamento in Seminario per aver osato tentare il dialogo tra riformismo e cattolicesimo avanzato (intento che la Storia ha poi svelato essere apprezzabile), Antonio Corsaro, come Giordano ha precisato, era coevo di La Pira, di Dossetti, di Fanfani, di Bargellini, di padre David M.Turoldo, quasi di Luzi, di tutti coloro cioè che scrissero la poesia della Letteratura e della politica dell’Italia nata dalle macerie del conflitto ad una appassionante aurora di ricostruzione, con entusiasmi e idee di cui anche oggi si ha ardente necessità. Illuminando pure l’attività sua di docente all’Istituto San Benedetto catinense, negli anni Sessanta, lo studioso focalizzando l’attenzione sulla raccolta "Antifone per una fanciulla santa", pubblicata da Antonio Corsaro nel 1955, ha letto e descritto alcune liriche del Maestro: "Nell’estate matura e gloriosa \ che arde sul mare; \ nella foglia dorata dell’autunno \ che se ne va \ frusciando di facile pazienza; \ nella candida stola della neve \ e nell’occhio della rondine; Ti vedo, mio dolce Signore; \ come uno spirito trasvolante \ che mi cerca. \ Vieni a cercarmi. Ti aspetto sempre. \ Vieni a cercarmi. \ -Io mi nascondo. Vieni a cercarmi", ove si echeggia il Cantico dei Cantici, ed altra di tenore sociale: "Carissimi parlando d’amore ci odiamo \ non viene che da Dio la carità \ in quest’aria di sotterfugi la maschera \ è perfetta il pesce abbocca all’amo \ differisce il tempo dall’eternità \ ogni cosa ha distrutto la filossera \ e il mondo ha detto \ godiamoci la vita a sazietà \ poiché il tempo non è l’eternità", aggiungendo altresì la visione che egli ebbe del rapporto fra teologia e poesia: "Il poeta è sempre un teologo e il teologo è sempre un poeta, in un sistema strutturale dell’azione simbolica del linguaggio… il poeta indovina la grazia nella realtà emozionale, il teologo vede la grazia nella realtà trascendentale", concludendo nel citare la prefazione al primo libro di liriche di Vera Ambra, "La voce delle donne" del 1991, laddove Antonio Corsaro, nello scorgere frammenti di Lettrismo nelle poesie di colei che anni dopo lo avrebbe celebrato, scriveva: "in Vera Ambra il termine Nulla, che comporterebbe una assenza di essere, si traduce in angoscia… non esiste alcun "pun" che possa dar loro una trasparenza assoluta", tentando infine di sciogliere l’aporìa del mistero del linguaggio di Corsaro, mercé la lettura dell’amatissimo Fènelon.
La manifestazione si concluse quindi coll’intervento di Vera Ambra in qualità di Presidente dell’Associazione Akkuaria, che con l’AICS di Orazio Fresta ha tecnicamente organizzato l’evento, e la premiazione dei vincitori del concorso, nonché la menzione speciale ad alcuni dei partecipanti.
La prima edizione del premio internazionale di Poesia Antonio Corsaro è stata assegnata alla poesia Sognando di Giuseppe Nasca. Si è classificata al secondo posto La luce della sera di Rosa Maria Di Salvatore ; al terzo posto Ritorno a casa di Carmela Tuccari ed ex equo al quarto posto Lampare di Ornella Gatti, Di me stessa la grazia di Gianna Campanella, Dopo la pioggia di Silvia Bellia
Il Premio della Giuria è stato conferito a: Andrea Righi, Alessandra Ferrari, Alessio Casari, Annamaria Locatelli, Domenico Giansiracusa , Filippo Pirro, Giuseppe Lucca , Mariella Mulas, Marco Tabellione , Suada Halilaj, La Giuria inoltre ha segnalato le opere di: Antonio Scarpone, Cristina Tabita, Carmelo Castorina, Emanuele Insinua, Giuseppe Lucca , Giusi Baglieri, Salvatore Messina, Silvana Calanna, Silvia Bellia, Peppino Ruggeri, Piero Sardo Viscuglia, Tiziana Monari
Il premio speciale per la sezione Scuola è stato assegnato a: Alessandro Lancerotto, Caterina Rapini, Chiara Corinne Amico, Chiara Di Sabatino, Daniele Vincenzo Bruno, Francesco Morgia
Giulia Bellia, Irene Shivji, Martina Giansante, Mattia Musa, Miriam De Michele, Sara Bassi, Sara Frascatelli, Valeria Amelli
Una bella iniziativa quindi ed estremamente importante nel rilanciare non solamente le attività dei poeti nuovi del XXI secolo, ma al fine di rendere il dovuto ricordo di un Letterato prestigioso e schivo quanto denso nella sua indagine dell’Uomo, quale fu Antonio Corsaro, a cui la città di Catania deve molto ed avrà ancora, auguriamo, luogo di concedere: qui pubblicamente auspichiamo un convegno specifico sulla sua opera, ma anche l’intitolazione di una strada od una piazza, al suo nome. Prospettando la seconda edizione del riuscito premio (questo evento lascia una pubblicazione antologica in cartaceo, a cura delle edizioni Akkuaria, presentata in loco), con le parole del poeta, "Il cuore dell’isolano è un rombo di mare. Sciaborda lentamente nel seno della luna. L’occhio dell’isolano è una vampa di sole…", laddove quella Luce riverberi sempre la sua eternità nella forma, in sostanza plasmata.

Bar.Sea.





(pubblicato su Sicilia Sera n° 336 del 6 febbraio 2011)



Nelle immagini, la copertina dell'Antologia poetica edita per il I° premio Corsaro, ed una foto inedita del giovane sacerdote-poeta, gentilmente fornitaci dal signor Castorina






Nota Biografica di Antonio Corsaro,

di Francesco Giordano*



Antonio Corsaro (Camporotondo Etneo, 5 novembre 1909 - Catania, 18 agosto 1995) è stato un sacerdote, poeta, saggista, scrittore teatrale italiano.
Sacerdote della Chiesa Cattolica dal 1933 dopo il Seminario a Catania, laureato in Lettere e Filosofia alla Cattolica di Milano, compagno di studi di Carlo Bo (un sodalizio amicale e letterario durato tutta la vita), torna a Catania per insegnare al Seminario. Contrario al militarismo fascista, rifiutò di partecipare alla guerra d'Etiopia come cappellano militare. Il suo primo libro di poesie, "Castello marino", ebbe la prefazione di Bo, che così scriveva: "Caro Corsaro, tu mi chiedi per il tuo primo libro di poesie una nota che lo accompagni davanti al lettore... il tuo libro non ha bisogno di argini, vive immediatamente per le condizioni e la sincerità della forma... La conquista della tua parola non sarà, dunque, una cosa facile, non avrà nessuna idea di successo ma significherà un lavoro intero dell’anima, la soluzione di tutta una vita d’attesa, di volontà, di fiducia..."
Nel 1948 uscì la raccolta poetica "Responsori", con cui vinse il "Premio Roma" (consegnato in Campidoglio nel 1949). Seguirono "Plurabella" (1950) e il "Il Figlio dell’Uomo" (1951) (nella prefazione, il poeta Carlo Betocchi parlò di «un incontro di spiritualità terrestre e d'infocata saggezza religiosa»). Scrisse anche "Balletti liturgici» "Aaron" (1953) e "L’ombra del primo giorno..., fino al settimo", cui seguirono il "Responsorio dell’Avvento" e il "Responsorio della Passione" (1954), la "Pietra di solitudine", nonché "Antifone per una fanciulla santa" (1955): questo forse il suo più bel volume di poesie, ove raggiunge vette eccelse, tra luce e tenebre. "Ti desidero e muoio nell'arcana vita \ avere e non avere uguale partita \ l'amore è indifferente \\ Cieco sguardo d'orgoglio che nulla riceve \ bisognoso non è chi al mio desco beve \ ma chi d'amore è tardo \\ D'amore non son tardo quando a Te mi chiami \ annullami Signore recidi i miei stami \ irrompe in me la luce".
Tra gli anni Cinquanta e i Sessanta fonda e dirige la rivista letteraria "Incidenza", che focalizza, nel momento storico del Concilio, incontri sulla scia della poesia e letteratura sperimentalista, tra riformisti cattolici e di sinistra. Ciò gli costa la sospensione dall'insegnamento in Seminario e la chiusura e riapertura della rivista, 'epurata' da elementi spiccatamente marxisti. Ad "Incidenza" collaborarono il giovane Sebastiano Vassalli, Jean Cardonnel, Sebastiano Addamo, ed anche Pier Paolo Pasolini ed Ezra Pound; dei catanesi, Salvatore Mirone che poi sarebbe divenuto direttore della Biblioteca Universitaria, e Maria Salmeri poi direttrice della Biblioteca Civica. Antonio Corsaro era anche stato il creatore del movimento artistico d'Avanguardia Arte Club.
Fonda con l'attore e regista Gianni Salvo il "Piccolo Teatro" di Catania, ove si rapprensentano alcuni suoi scritti teatrali; il teatro è oggi attivo sulla scia dello sperimentalismo e dell'avanguardia ideata da padre Corsaro. Continua ad insegnare (allo Spedalieri di Catania), e negli anni Sessanta diviene professore all'Istituto San Benedetto delle Suore dell'Adorazione Perpetua del SS.mo Sacramento (allora la scuola aveva il Liceo Classico). Completa la carriera accademica come assistente di Letteratura Francese allUniversità di Urbino (retta dall'amico Bo), poi titolare della cattedra di Letteratura Francese al Magistero di Palermo, sino al pensionamento nel 1982. Negli anni Settanta diveniva il teorico delle correnti artistiche e poetiche dette Verticalismo ed Universalismo. Scrittore prolifico, continua a scrivere in riviste nazionali, europee e locali; apprezzatissimo sin dagli anni Sessanta in Francia (ove ha collaborato al quotidiano "La Croix"), traduttore dell'intiera opera poetica di Mallarmé, di "Sour le soleil de Satan" di Bernanos, di Pegùy, è profondo studioso della filosofia di Pascal e, soprattutto, di Fénelon, nella cui parabola vitale forse intravvede la propria.
Collabora alla pubblicazione "Arte e Folklore di Sicilia" negli anni Settanta e, dagli anni Ottanta sino alla morte, al settimanale diocesano catanese "Prospettive", ove continua a costituire una guida intellettuale di prim'ordine per la sua cultura vastissima e di respiro europeo. "Prete senza parrocchia", o "prete rosso", come è stato definito, si autoisolò vincolandosi alla Sicilia, terra che moltissimo amava, forse limitando i suoi vasti orizzonti e non godendo perciò sino ad oggi di quella notorietà che poteva avere, come il coetaneo David M.Turoldo, ma che probabilmente non cercò mai intimamente, convinto com'era della propria concretezza. Inoltre, a differenza di altri uomini di cultura siciliani dell'epoca, non era organicamente aggiogato a nessun 'carro' politico. Leonardo Sciascia lo cita quasi ironicamente in un suo libro; ma Antonio Corsaro contemporaneamente scriveva la poesia inno alla Madonna catanese dell'Aiuto, Santuario diocesano mariano assai venerato.
Nel 1991 scrive la prefazione al libro di poesie "La voce delle donne" di Vera Ambra, ancor sconosciuta nel mondo delle Lettere. La esorta a continuare, intravvedendo nelle sue liriche frammenti di Lettrismo, corrente poetica da lui amata. Nel 1993 il suo ultimo libro "Quartine cloniche", presentato al "Piccolo Teatro" a Catania. Si spegne dimenticato ed ultrottantenne nella calda estate del 1995. Carlo Bo scrive nel trigesimo dalla scomparsa, un affettuoso suo ricordo nella terza pagina del Corriere della Sera.
Il 6 novembre 2010 nell'aula Magna dell'Orto Botanico di Catania, dipartimento di Botanica, per iniziativa di Vera Ambra fondatrice ed anima dell'Associazione culturale Akkuaria, si svolge la prima edizione del Premio internazionale di Poesia dedicato alla memoria ed all'opera di Antonio Corsaro. Dopo un lungo oblìo, finalmente la sua terra ricorda questo insigne intellettuale, sacerdote e poeta di rara sensibilità. La manifestazione affollata registra gli interventi dello studioso Francesco Giordano, che descrive la parabola letteraria delle opere di Corsaro, di Nino Amico operatore culturale che ne ricorda gli aspetti umani, di Gianni Salvo del Piccolo Teatro che lo commemora con commozione, e di Vera Ambra, a cui si deve la riscoperta dell'opera di un sacerdote originale, "prete sciolto", come scrisse in una sua autobiografia, ma tendente sempre, tra aneliti di tristezze e complessità, a quella Luce che è nell'infinito percorso. "Ma il Tuo soffio, mio dolce Signore, \ si porti soltanto la musica \ ch'era in me sepolta".


* Questa nota è un omaggio alla memoria di Padre Corsaro, che conoscemmo negli anni Ottanta, nell'auspicio che altri illuminati, laici e sacerdoti, seguano la sua Via di perfezione.

lunedì 31 gennaio 2011

Appuntamenti culturali in libreria a Catania con Akkuaria



A partire dal 26 gennaio 2011 tutti i mercoledì dalle ore 17 in poi presso la Libreria Trinacria di Piazza Giovanni Verga 6a si svolgono degli incontri culturali sul tema della poesia, narrativa, pittura e... tanto altro ancora
Gli incontri, patrocinati dall'AICS, Comitato Provinciale di Catania, Settore Cultura, sono tenuti da Vera Ambra.
Tra gli ospiti sono presenti attori, letterari, critici, pittori, cultori della lingua siciliana ecc.
Inoltre vengono trattati argomenti di attualità vari e in particolare sarà dato spazio agli Autori di Akkuaria e alla loro produzione letteraria.
 
 
 
 
Programma del Punto Akkuaria,
tutti i mercoledì ore 17.00 Libreria Trinacria Piazza Giovanni Verga 6a Catania


2 FEBBRAIO 2011
Incontro con il Poeta Pippo Nasca
I versi di Giacomo Leopardi tradotti in siciliano
A seguire libero recital con gli Autori presenti


9 FEBBRAIO 2011
Pomeriggio con il Duo Calì - D'Arrigo


16 FEBBRAIO 2011
Spazio aperto: libero recital con gli Autori presenti


23 FEBBRAIO 2011
Incontro con il Poeta Carlo Trovato
A seguire libero recital con gli Autori presenti


2 MARZO 2011
Incontro con il Poeta Gaetano Petralia
A seguire libero recital con gli Autori presenti


9 MARZO 2011
Incontro con il Poeta Giovanni Scilio
A seguire libero recital con gli Autori presenti


16 MARZO 2011
Incontro con la Poetessa Antonella Cardella
A seguire libero recital con gli Autori presenti


30 MARZO 2011
Per i 190 anni dalla sua scomparsa
"Omaggio a Domenico Tempio" a cura di Francesco Giordano
A seguire libero recital con gli Autori presenti

venerdì 21 gennaio 2011

La poesia la Libraria di Domenico Tempio, letta da Francesco Giordano

Ci permettiamo di proporre una video lettura della poesia La Libraria, del grandissimo poeta in lingua siciliana, ed italica, Domenico Tempio, detto Micio (Catania 1750-1821), tratta dal volume pubblicato nel 1926 a cura di R.Corso, più volte ristampato. Colui che con Giovanni Meli fu il massimo poeta della Sicilia fra il XVIII e XIX secolo, merita a nostro parere maggiore diffusione e conoscenza, oltre i versi licenziosi che lo resero noto: la voce dell'autore de "La Caristìa", facente parte del circolo illuminato del Maestro Ignazio Paternò di Biscari, ancor risuona nel cuore della immortale Catania, nonché nelle contrade dell'Isola libera e gloriosa.
Fu recitata in pubblico il 17 gennaio c.a., nei locali della libreria Trinacria di piazza G.Verga a Catania, nell'ambito della Giornata nazionale del Dialetto, fortemente voluta da Vera Ambra.
Il sottofondo musicale è una contraddanza della tradizione sicula, il ritratto del poeta è coevo; voce recitante di Francesco Giordano.

venerdì 14 gennaio 2011

Nasce a Catania l'Associazione 25 novembre contro la violenza alle donne



Nasce a Catania l’Associazione 25 Novembre Giornata Mondiale contro la Violenza alle donne con lo scopo è di farsi portatrice dell'uguaglianza di genere e dell’empowerment delle donne.
L'Associazione è aperta a persone, Associazioni. Gruppi, Comitati e quant'altre organizzazioni che perseguono finalità similari e comunque compatibili con il presente statuto e che non perseguono fini di lucro.L’Associazione intende promuovere il proprio impegno sociale e culturale attraverso tutte quelle linee guida ed eventuali progetti presenti e futuri (nazionali e internazionali), dettati dai Rappresentanti dei Governi degli Stati Membri dell’Unione Europea, dall’UNESCO, dall’ONU, dalle Associazioni Governative e non Governative, dai Collegi Scientifici, dai Movimenti e Comitati Pubblici e dei Cittadini, dai Volontari e da tutte quelle organizzazioni e/o rappresentanze, seppur non elencate, che si sono dedicate alla realizzazione delle linee guida ed agli eventuali progetti.l’Associazione è apartitica, apolitica, non persegue fini di lucro ed è fondata su principi di libertà, democrazia, uguaglianza e solidarietà. Essa si prefigge lo scopo di promuovere la prevenzione della violenza contro le donne e i bambini e la lotta contro tutte le forme di discriminazione nei confronti dei più deboli e quant'altro rientri nell'ottica di genere nelle politiche di cooperazione allo sviluppo; sulla Disabilità, sulla Democratic Ownership, sulla Comunicazione, sulla Valutazione e sui diritti dei Minori".


PROGRAMMA ANNUALE DELLE ATTIVITÀ 2011
Gennaio
Realizzazione della Collana d'informazione per la prevenzione degli abusi e della violenza"
"IO SONO… IO ESISTO…
Volumi in preparazione: Abusi sui minoriViolenza alle donne e di genere
Realizzazione della "Biblioteca delle Autrici contemporanee" che sarà ospitata presso la sede del Comitato Provinciale di Catania Via Traversa Corso Messina 23 - 95014 Giarre (Catania) tel. 095 7795285
I Salotti dell’Arte. A breve saranno attivati presso centri culturali e biblioteche di Catania e provincia una serie di appuntamenti settimanali dove si svolgeranno incontri vari.

Febbraio. 11-13 febbraio Roma durante la manifestazione "Viaggio tra le vie dell’arte" rassegna artistica dedicata al canto, musica, letteratura, fotografia e pittura sarà presentata pubblicamente l'Associazione 25 Novembre Giornata Mondiale contro La Violenza alle Donne.


Giovani & Legalità. È un progetto che principalmente vedrà protagonisti i giovani. I programma toccheranno i temi della prevenzione e della salute. Sono previsti una serie di incontri con medici, magistrati e Operatori Socio-Culturali.Marzo "La differenza di genere e la mascolinità" A Catania e provincia si darà il via ad una Campagna di sensibilizzazione e di educazione per l’eliminazione delle differenze e le violenze sul genere. Il percorso presuppone quello di far mettere l’attenzione sulle irrazionali regole imposte dalla società (dalla nascita in poi), che determinano le differenze di genere, nonché l’emarginazione, la discriminazione e la violenza in tutti gli strati culturali. Porta pure alla luce le varie dinamiche della famiglia e della società odierna.


Giugno. "La violenza generata dalle differenze di genere"Campagna di sensibilizzazione e di educazione per l’eliminazione delle differenze e le violenze sul genere. Il percorso prevede la visitazione del condizionamento degli individui di qualunque sesso, nelle varie forme di violenza esistenti nella nostra società. Saranno perciò riportate e spiegate tutte le forme di violenza (bullismo; mobbing; nonnismo; violenza e abusi sul genere maschile; violenza e abusi sul genere femminile; (per entrambi i generi violenza: psicologica, economica, fisica, sessuale).


Novembre
DIBATTITI - CONFERENZE E CONVEGNI SUL TEMA: 25 novembre Giornata mondiale contro la violenza alle donne
 

Il Consiglio Direttivo dell’Associazione
25 Novembre Giornata Mondiale contro la Violenza alle donne
è così composto:

Presidente Sara Aguiari
Vice Presidente Antonia Belvedere
Segretario Vera Ambra
Consiglieri
Mariella Sudano
Gabriella Rossitto
Angela Agnello
Carla Russello
Graziana Scalisi
Giorgio Russello
Francesco Giordano
Roman Clarke
Angelica Lazzarin

Sito: www.venticinquenovembre.it

giovedì 11 novembre 2010

La Carboneria, setta eretica e baluardo della Libertà


Intorno ad una importante società segreta


Carboneria setta eretica e baluardo di Libertà


Nel primo Ottocento molti patrioti vi aderirono, e diversi moti insurrezionali, anche in
Sicilia, furono dall’associazione ispirati – Verga e i Carbonari -

Tra il fiorire delle idealità che fecero seguito alla Restaurazione dei governi, dopo la caduta della stella napoleonica nel 1815, vi fu certamente il sorgere di società segrete le quali, segnatamente in Italia martoriata dalla occupazione dell’Austria la quale era in quegli anni la dominatrice dell’Europa, cercavano di sovvertire il giogo dello straniero, educando le classi sociali alla idea di Libertà ed autodeterminazione, i cui semi erano stati gettati dalle armate del grande Còrso. Vero è che tali gruppi occulti erano limitati a coloro che erano agevolati nella istruzione ed aventi sensibilità etica: nondimeno, la storiografia post risorgimentale ha accertato che questi han fornito importante contributo, per il trentennio che va dalla caduta del Murat ai moti del 1848, all’idea di indipendenza di quella che sarà la Patria italiana: con evidenti sfumature di carattere autonomistico e, per ciò che concerne la Sicilia in particolare, indipendentistico. La società segreta più importante di quegli anni, come è noto, è stata la cosiddetta Carboneria.
Mentre anche gli studiosi di parte frammassonica, han da tempo verificato ed accertato, pur nella similitudine dei rituali e di un certo compiuto stile di affiliazione, la diversità sostanziale fra la Massoneria –la quale rimaneva anzi assente, come organizzazione, nei fatti insurrezionali di quegli anni-, come varii studiosi indipendenti e magari avversi ai settarismi, non han mancato di precisare ("è da escludersi la tesi massonica che le sètte, pullulanti in Italia dopo il 1815, siano derivazioni o mascheramenti o economia della Massoneria. Poco conta che dei massoni affluirono tra i carbonari, e fra le due sètte vi siano rassomiglianze rituali… Lo spirito religioso e nazionale della Carboneria non quadra con l’internazionalismo e l’irreligiosità sostanziale della Massoneria", scrive A.Omodeo in Difesa del Risorgimento, Torino 1951), è assai probabile la nascita della Carboneria nel meridione d’Italia durante il periodo murattiano: "La Carboneria… fu un prodotto del tutto italiano e di natura contingente… ebbe contatti non con la Massoneria, ma coi singoli Massoni che ad essa si affiliarono, malcontenti della inattività in cui languivano le logge, ed ebbe invece con la Massoneria aspri contrasti soprattutto per i metodi di azione ripugnanti allo spirito ed alla tradizione massonica" (V.Francia, Il mito dell’empietà, Napoli 1946). Codesta diversità, come il fatto che la Massoneria in Italia, ma anche in Francia dopo la restaurazione, fosse svanita operativamente, è attestata dagli informatissimi rapporti della onnipresente Polizia austriaca, i cui importanti documenti così precisano: "… la vecchia setta dei Franco Muratori erasi già disciolta –intorno al 1817\18- e nuove società segrete s’andavano costituendo in Italia, fra le quali la più estesa era quella dei Carbonari" (Carte segrete ed atti della Polizia austriaca in Italia, Capolago 1851).
Per tratteggiare anche brevemente un quadro della idealità carbonara, si può affermare che l’associazione ebbe finalità nettamente politiche e velleità indipendentistiche dei popoli contro "i tiranni", da cui il gergo noto "purgare la foresta dai lupi", ed ostentò attaccamento filiale alla religione Cattolica, includendo i simbolismi della Croce, della corona di spine, ed altri nel proprio immaginario: e se Gesù Cristo era il primo Carbonaro dell’Universo, il Santo protettore della Carboneria era San Teobaldo, un nobile eremita che per puro misticismo nel secolo XI si fece legnajolo. Da qui tutte le derivazioni esoteriche della simbologia forestale, naturistica, la cosiddetta mistica del legno. Era una setta ben importante, se si considerano le affiliazioni: da Silvio Pellico (il quale pure non fu Massone, ma esclusivamente carbonaro), che la rese familiare anche nella vulgata post risorgimentale, con il libro-denuncia a moltissimi noto, "Le mie Prigioni", lettura esaltante e commovente ov’egli stigmatizza con la serenità tollerante dell’Adepto superiore, il fanatismo e la violenza feroce della repressione del governo oscurantista Austriaco (si può anzi definire tale libro il manifesto politico della Carboneria), al conte Federico Confalonieri (questi adepto della Massoneria regolare inglese, a cui affiliassi a Cambridge); dal Santarosa infelice artefice dei moti piemontesi del ’21 ai tenenti Morelli e Silvati e l’abate Minichini che imposero a Re Ferdinando la Costituzione spagnola, poi subito tradita. In Sicilia furono carbonari di ispirazione i moti che ebbero epicentro in Catania nel 1837, e propugnacolo di indipendentismo della Sicilia, così carbonari furono molti dei fucilati, dal Barbagallo Pittà al Pensabene, in seguito alla feroce repressione del Luogotenente borbonico Del Carretto. Persino Mazzini pare fosse passato attraverso la filiazione carbonara, prima di maturare la strategìa che lo trasporterà ad individuare, egli maestro di complotti e di congiure, nella struttura organizzativa da lui ideata, la Giovine Italia –che sarà pertanto della Carboneria antagonista feroce- il mezzo, quasi sempre inefficace nella pratica ma di notevole idealità, per scardinare il connubio allora esecrato fra Trono ed Altare.
La Chiesa si avvide subito del pericolo,e condannava la Carboneria come setta eretica con la enciclica "Ecclesiam a Jesu Chisto" il 13 settembre 1821: Pio VII scomunicando senza appello i Carbonari ed i fiancheggiatori loro, dopo aver ammesso che la setta "si vanti di esigere dai suoi seguaci che mantengano ed esercitino la carità ed ogni genere di virtù, e con la massima diligenza si astengano da ogni vizio", li accusa "di profanare e deturpare con certe loro sacrileghe cerimonie la Passione di Gesù Cristo, di farsi scherno degli stessi misteri della religione cattolica… di volere rovesciare la Sede Apostolica". Moltissimi sacerdoti erano affiliati, come Roma ben sapeva, alle "Vendite", ossia assemblee, carbonare, e, come ben scrive l’insigne studioso e sacerdote paolino R.Esposito nei suoi studii, "terminavano nelle Baracche le prediche iniziate nelle Chiese", ovvero era per loro consequenziale il messaggio di Libertà diramato dalla Carboneria, rendendosi ben conto del fanatismo abietto dell’allora potere costituito e laico ed ecclesiastico. Terribile è purtanto la dichiarazione della Penitenzieria Apostolica del novembre 1821, seguente "alcuni dubbi insorti" circa la bolla di scomunica, sollevati dalla Curia di Napoli: la Santa Sede autorizza, ad esplicita dimanda "se il figlio debba denunziare il padre, il fratello, la sorella", che "stabilito una volta che sia una Sertta eretica, il figlio è tenuto a denunziare il padre, ecc, il tutto però con gran prudenza e segretezza". L’ultima precisazione è quantomeno repellente: per fortuna anche la Chiesa ha riconosciuto in questo campo le sue colpe ed è rifiorita alla nuova primavera, come è stato notato: nella dichiarazione conciliare "Dignitatis humanae" del 1965 si esprime "un solennissimo ed esplicito mea culpa a proposito delle deviazioni commesse dal Popolo di Dio, la Chiesa, nei confronti della libertà di coscienza" (cfr.Esposito). E se finora la Chiesa, come è stato per la Massoneria, non ha implicitamente ‘revocato’ la scomunica ai Carbonari che esistono, in forme rinnovellate ma secondo la Tradizione, anche nel XXI secolo- , ciò sia sufficiente a tacere ogni eventuale polemica.
Il ventunenne Giovanni Verga da Catania (e Vizzini), il cui nonno era Carbonaro, stampava –a sue spese- nel 1861 ad Italia appena unificata dai gloriosi borghesi in camicia rossa di Garibaldi (il quale, simbolo della Massoneria italiana dell’Ottocento, venne elevato al grado di Maestro massone solo nel 1860, conquistata Palermo, a ben 53 anni… la precisazione è data per rendere l’idea di quanto la Massoneria, pur idealmente similare, era nella struttura e negli uomini lontana dalla Carboneria italiana) presso Crescenzio Galatola, il romanzo "I Carbonari della Montagna", il secondo suo e primo di un luminoso successo letterario. Questo libro è, con quello del Pellico, il manifesto letterario della Carboneria storica. E’ altresì importante poiché, seppure sotto le vesti della finzione scenica, chiarisce quel che poi la storiografìa preciserà (mai del tutto bene, a nostro parere), ossia la filiazione precipuamente inglese dei finanziamenti, e della ideazione quindi delle Vendite carbonare, durante il periodo della presenza inglese in Sicilia da parte di Lord W.Bentinck, l’autentico artefice e creatore della Carboneria meridionale anglo-calabro-meridionale, la cui figura ebbe ampio respiro pur nei tre anni del suo governo dell’Isola. Tale politica, in funzione naturalmente antifrancese, sarà continuata dall’Ammiraglio Sidney Smith, comandante in capo della Flotta Britannica nel Mediterraneo (e autorevole Frammassone): per cui se vi fu una filiazione Massoneria-Carboneria essa deve eventualmente ricercarsi oltreoceano, nelle brume londinesi e negli archivi di quella United Grand Lodge of England la quale, anche per impulso dello Smith, erasi riunificata, gli Ancient coi Moderns, con il noto ‘Act of Union’ del 1813, vera data di nascita della Massoneria moderna dalla ‘casa madre’ britannica.
"Mio Buon Cugino, di dove venite? –Dalla Foresta. –Che cosa ci arrecate? –Salute, Amicizia e Fratellanza. –Chi è vostro Padre? –(il Buon Cugino volge gli occhi al cielo) –Chi è vostra Madre? (il Buon Cugino guarda la Terra)". Questo stralcio da un rituale carbonaro, dona l’idea del misticismo preciso e diremmo pànico, naturistico della società carbonica, in linea del resto con tutte le confraternite iniziatiche del mondo antico, e di quello moderno. L’auspicio finale è che, come "quella croce dovea risplendere come l’occhio di Dio" (finale dei Carbonari della Montagna) nell’ideale della Carboneria, così il comune intendimento dei molti, già acclarato dalla storiografia, legga l’esperienza dei Carbonari dell’Ottocento come un sublime anelito, e spirito sempre rinnovato, di Indipendenza e di Libertà, dei popoli ma soprattutto dei cuori.

Francesco Giordano (Barone di Sealand)


Nella foto, il grembiule carbonaro appartenuto a Ciro Menotti

(pubblicato su Sicilia Sera n°333 del 3 novembre 2010)

lunedì 20 settembre 2010

Mostra e Seminario su Colera e rivoluzioni in Sicilia all'Archivio Storico Comunale di Catania, 25-26 settembre 2010






























Nell'ambito delle Giornate Europee del Patrimonio 2010 "Italia tesoro d'Europa" a cui partecipa il Comune di Catania, l'Archivio Storico Comunale di Catania organizza una mostra ed un seminario su "Colera e Rivoluzioni in Sicilia: due sciagure dentro e fuori i monasteri nelle lettere dei Verga (1854-1866)".
E' una laudevole iniziativa di cui è artefice primiera la Dott.ssa Marcella Minissale, direttrice dell'Archivio, affiancata dai solerti collaboratori. Con questi eventi la Luce intramontabile della Cultura splenderà sempre oscurando le tenebre dell'ignoranza.
Qui riportiamo la locandina dell'evento.

Relatori:
Prof. Antonio Di Silvestro, della Facoltà di Lettere dell'Università di Catania, sul tema "Momenti e temi della religiosità della famiglia Verga"
Dott. Francesco Giordano, giornalista pubblicista studioso di storia patria, sul tema: "Aspetti politico sociali del colera del 1837"
Dott. Giovanni Verga, giornalista pubblicista, pronipote dello scrittore
Leggerà alcuni brani delle lettere in esposizione l'attrice Agata Tarso, della compagnia "Amici del Teatro" di Nicolosi.




Ulteriori informazioni sull'iniziativa possono essere ottenute al seguente indirizzo:www.comune.catania.it/informazioni/news/cultura/musei/archivio-storico/default.aspx?news=16097, ove è la scheda storico tecnica della mostra.
L'esposizione permarrà sino a novembre. Aggiungiamo alcune foto della manifestazione, nonché l'articolo che il quotidiano "La Sicilia" ha dedicato all'evento, il 1° ottobre.