giovedì 6 dicembre 2012
venerdì 30 novembre 2012
Presentazione del libro "Domenico Tempio cantore della Libertà", Società di Storia Patria, Catania 5 dicembre 2012 ore 17
La Società di Storia Patria
per la Sicilia Orientale
è lieta di invitare la S.V.
alla presentazione del libro
alla presentazione del libro
"Domenico Tempio, cantore della Libertà"
di Francesco Giordano, edizioni Akkuaria
5 dicembre 2012, ore 17
Relazionerà l'autore del libro, Francesco Giordano (Storico). Interverranno Santo Privitera (scrittore e giornalista), Vera Ambra (Editore, Presidente Associazione Akkuaria); brani dalle opere tempiane saranno letti dall'attrice Marta Limoli e dall'attore e regista Orazio Aricò
Società di Storia Patria per la Sicilia Orientale
Palazzo Tezzano, piazza Stesicoro 29
95121 Catania, tel. 095316920
www.storiapatriacatania.it
La commemorazione di Mario Rapisardi alla Biblioteca Civica di Catania: il video
Riportiamo il link alla pagina di Youtube http://www.youtube.com/watch?v=OWJWBZnugJc ove è il video con alcuni passi salienti della della lectio magistralis su "La figura umana e poetica del professore Mario Rapisardi" (1844-1912), nel centenario della morte, svoltasi nel refettorio piccolo delle Biblioteche riunite Civica e Ursino Recupero, Catania 23 novembre 2012, ore 17: la conferenza è stata anche di credito formativo per gli studenti della Facoltà di Lettere, co-organizzata dalla Società di Storia Patria per la Sicilia Orientale, Dipartimento di Scienze Umanistiche dell'Università di Catania, Fondazione Verga e Centro Culturale Paternò Tedeschi.
Santo Privitera, giornalista e scrittore nonché presidente del Centro culturale Paternò Tedeschi, introduce sulla personalità del Poeta catanese dell'Ottocento; Francesco Giordano, studioso rapisardiano e scrittore di storia patria, commemora il Vate parlando della illuminata sua opera e della grande importanza del personaggio nel XIX secolo, anche in riferimento alla Massoneria. Al centro Rita Carbonaro, direttrice della Biblioteca.
Sono anche intervenuti Francesco Mannino (Società di Storia Patria), Gabriella Alfieri (Fondazione Verga), Salvatore Camilleri (poeta e scrittore), che ha ricordato Rapisardi nelle alterne vicende che lo ebbero protagonista.
Sottofondi musicali: Beethoven, Sinfonia n 5 in do min, I tempo, diretta da Furtwàngler nel 1943; Mozart, Die Maurerfreude (la gioia massonica) k471, cantata.
Hanno scritto cronache della conferenza il quotidiano La Sicilia di Catania del 26 novembre 2012, il quale ha pubblicato il seguente testo:
Mario Rapisardi: i cimeli, la vita e la poetica
Si è tenuta il 23 novembre presso le Biblioteche Riunite "Civica e Ursino Recupero" l'iniziativa "La figura umana e poetica del Professore Mario Rapisardi", organizzata dalla Società di storia patria per la Sicilia orientale, con la collaborazione del Dipartimento scienze umanistiche dell'Università di Catania, delle Biblioteche Riunite "Civica e Ursino Recupero", della Fondazione Verga, del Centro culturale "Vincenzo Paternò-Tedeschi". Nella mattina il pubblico ha potuto visitare il "Museo-Studiolo", di fronte la Biblioteca, dove sono custoditi i cimeli rapisardiani. Nel pomeriggio nel Refettorio Piccolo dei Benedettini, l'iniziativa è stata aperta dai saluti della dott. Carbonaro, direttrice della Biblioteca stessa, e del dott. Mannino, membro della Società. La prof. Alfieri, presidente del Consiglio scientifico della Fondazione Verga, ha detto di ritenere indispensabile il procedere sulla strada dello studio e dell'approfondimento degli intellettuali locali. L'iniziativa è proseguita in un gradevole alternarsi di interventi e di letture degli scritti di Mario Rapisardi, curate dagli attori Orazio Aricò e Marta Limoli. Così l'introduzione del dott. Santo Privitera, anche a nome del Centro Culturale "Vincenzo Paternò-Tedeschi", che ha sottolineato l'importanza di tale iniziativa nel contesto del centenario della scomparsa del poeta. Così anche l'intervento del prof. Salvatore Camilleri (poeta e scrittore), che ha messo in evidenza il nucleo del pensiero del maestro catanese. L'intervento del dott. Francesco Giordano ha concluso l'iniziativa, inquadrando Rapisardi nel suo tempo, quel fine secolo XIX e gli albori del nuovo, di cui tutto l'impegno culturale e sociale del poeta furono testimoni e ancora rappresentano un punto di vista illuminato e profondo dell'epoca.
nonchè il giornale online CtZen (http://ctzen.it/2012/11/23/mario-rapisardi-un-prof-prima-che-un-viale-dimenticato-per-damnatio-memoriae/), con una brillante e simpatica intervista a cura di Desireé Miranda:
Mario Rapisardi, un prof prima che un viale
«Dimenticato per damnatio memoriae»
Di Desirée Miranda | 23 novembre 2012
Un evento per ricordare Mario Rapisardi, poeta e uomo di cultura nella Catania dell’Ottocento. Si terrà questo pomeriggio nel refettorio delle biblioteche riunite Ursino-Recupero, al monastero dei Benedettini, dove il professore Rapisardi ha insegnato per molto tempo. Bistrattato e dimenticato a lungo, per la maggior parte dei catanesi è solo uno dei viali cittadini, ma non per tutti. Vittima della critica e della sua timidezza, secondo gli studiosi o lo si ama o lo si odia
«La figura umana e poetica del professore Mario Rapisardi». È questo il titolo del convegno organizzato dalla società di Storia patria per la Sicilia orientale nel refettorio piccolo delle Biblioteche riunite Civica e Ursino Recupero dell’ex Monastero dei Benedettini per questo pomeriggio alle 17. Un’occasione per ricordare «quello che fu definito il poeta della giustizia e della libertà da Edmondo De Amicis», come dice lo studioso rapisardiano Francesco Giordano. Un evento per parlarne in occasione delle celebrazioni per il centenario della sua morte. Sono trascorsi infatti cento anni dal 4 gennaio del 1912, ma se la sua Catania non lo ha ricordato adducendo motivazioni pecuniarie e molti dei suoi concittadini lo conoscono solo come uno dei più grandi e importanti viali cittadini, altri hanno deciso di organizzare una serie di eventi dedicati.
«Se non lo facciamo noi chi dovrebbe?», afferma Francesco Mannino, coordinatore dell’iniziativa. «La nostra associazione, che è centenaria, nasce proprio con lo scopo di occuparsi di cultura e studiosi locali», aggiunge. L’obiettivo è chiaro: rinnovare l’interesse per lo studioso, «importante perché è stato osservatore del nostro territorio e ci aiuta a capire cosa accadeva in una Catania non troppo remota», dice ancora Mannino.
«Troppo spesso è stato bistrattato o dimenticato volutamente – spiega Giordano – eppure nell’Ottocento era considerato uno dei più grandi pensatori e scrittori europeo», continua. Con l’inizio del nuovo secolo però tutta cambia per almeno due motivi secondo lo studioso rapisardiano che parla di damnatio memoriae: «Da una parte una sorta di complotto contro di lui in quanto repubblicano anche dopo l’unità d’Italia, quindi non ebbe il supporto della critica. Dall’altro era timido di carattere e soccombette al’’attacco sia di Giosuè Carducci che da Benedetto Croce supportati dalla critica».
E quale miglior luogo per parlare di Mario Rapisardi se non il monastero dei Benedettini? Qui ha insegnato per molti anni e c’è anche un museo dedicato e visitabile ogni mattina, in cui c’è tutto ciò che era presente nel suo studio. «O lo si ama o lo si odia – dice Rita Carbonaro, direttrice delle biblioteche riunite – La sua anima aleggia nel Monastero e punisce i suoi detrattori», conclude.
Infine una immagine dei 'rapisardiani': da sinistra a destra, Francesco Giordano, Salvatore Camilleri, Marta Limoli, Orazio Aricò, Santo Privitera e Rita Carbonaro.
sabato 24 novembre 2012
La conferenza su Mario Rapisardi nel primo centenario della scomparsa alla Biblioteca Civica ex benedettina di Catania
Riportiamo il comunicato stampa della Società di Storia Patria della Sicilia orientale, relativo alla conferenza sulla figura umana e poetica di Mario Rapisardi, tenutasi ieri alla Civica Biblioteca di Catania:
Si è tenuta il 23 novembre presso le Biblioteche Riunite “Civica e Ursino Recupero” l’iniziativa “La figura umana e poetica del Professore Mario Rapisardi”, organizzata dalla Società di Storia Patria per la Sicilia Orientale, con la collaborazione del Dipartimento Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, delle Biblioteche Riunite “Civica e Ursino Recupero”, della Fondazione Verga, del Centro Culturale “Vincenzo Paternò-Tedeschi”. Nella mattina il pubblico ha potuto visitare il “Museo-Studiolo”, di fronte la Biblioteca, dove sono custoditi i cimeli rapisardiani.
Nel pomeriggio nel Refettorio Piccolo dei Benedettini, sala interna alla Biblioteca gremita di pubblico, l’iniziativa è stata aperta dai saluti del Senatore Fleres (Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Ursino-Recupero), riportati dalla dott.ssa Carbonaro, direttrice della Biblioteca stessa, e dei professori Iachello e Giarrizzo (rispettivamente presidente della Società di Storia Patria e accademico dei Lincei), portati al consesso dal dott. Mannino, membro della Società.
La prof.ssa Alfieri, Presidente del Consiglio Scientifico della Fondazione Verga, ha salutato con favore l’evento, ritenendo indispensabile il procedere sulla strada dello studio e dell’approfondimento degli intellettuali locali, figure fondamentali nel panorama culturale italiano e internazionale.
L’iniziativa è proseguita in un gradevole alternarsi di interventi appassionati e informati e di letture degli scritti di Mario Rapisardi, curate dagli attori Orazio Aricò e Marta Limoli. Così l’introduzione del dott. Santo Privitera, anche a nome del Centro Culturale “Vincenzo Paternò-Tedeschi”, che ha sottolineato l’importanza di tale iniziativa nel contesto del centenario della scomparsa del poeta.
Così anche l’intervento approfondito sulla poetica rapisardiana del prof. Salvatore Camilleri (poeta e scrittore), che in una coinvolgente disamina ha saputo mettere in evidenza ai giovani, agli studiosi e agli appassionati presenti il nucleo del pensiero del maestro catanese.
L’intervento del dott. Francesco Giordano ha concluso l’iniziativa, inquadrando Rapisardi nel suo tempo, quel fine secolo XIX e gli albori del nuovo, di cui tutto l’impegno culturale e sociale del poeta furono testimoni e ancora rappresentano un punto di vista illuminato e profondo dell’epoca.
La Società di Storia Patria, istituzione che da più di un secolo è impegnata nella promozione degli studi della cultura siciliana, oltre che nella conservazione e divulgazione delle pubblicazioni e dei documenti ad essa relativi grazie anche alla sua biblioteca di piazza Stesicoro (palazzo Tezzano), procederà con nuove iniziative nelle prossime settimane.
(Nella foto di Gianni De Gregorio, il tavolo dei relatori)
martedì 20 novembre 2012
venerdì 19 ottobre 2012
Salvatore Camilleri poeta e filologo alla libreria Prampolini di Catania in ricordo di "Arte e Folklore di Sicilia", a cura del Circolo Paternò Tedeschi
Salvatore Camilleri poeta e filologo alla libreria Prampolini di Catania in ricordo di "Arte e Folklore di Sicilia", a cura del Circolo Paternò Tedeschi
Una serata fra numerosi amici in onore della poesia e della letteratura siciliana: può così definirsi l'incontro svoltosi il 19 ottobre, nei locali (rinnovati dai giovani della nuova gestione) della libreria Prampolini di Catania, antico luogo di ritrovo e tra le più vetuste rivendite di libri italiche. L'occasione, organizzata da quel poliedrico mecenate che è Santo Privitera, anima del circolo culturale "Paternò Tedeschi" il quale, da oltre un venticinquennio, persegue in modo coerente e sentito l'amore e la propagazione per la cultura siciliana e i suoi più celebri rappresentanti, fu la presentazione della raccolta in volume, edita da Angelo Boemi, eclettico editore-sognatore e 'discepolo' di Romeo Prampolini (anche 'raccontatore' di vicende patrie, vedasi l'appena edito libro "Storia di Catania"), della rivista "Arte e Folklore di Sicilia", stampata ai tempi a cura dell'omonimo circolo creato dal fu attore Alfredo Danese. E Danese venne ricordato, con la creatività poetica che seppe manifestare in multiformi modi, dalle parole appassionate di Gianni Sineri attore e capocomico (figlio dell'indimenticabile Ciccino e della moglie valentissima attrice, Sara Micalizzi). Ricordiamo bene il teatrino di via Feletti, 'covo' di Danese (che ivi si esibiva) e dei cultori della sua Associazione: molti nomi noti vi transitarono, fra cui ci piace ricordare quel nobiluomo che fu il sacerdote padre Antonio Corsaro, poeta e splendido intellettuale.
Fu dedicato ampio spazio, in una sorta di 'intervista verità' a cura di Santo Privitera, al professore Salvatore Camilleri, illustre filologo e studioso della lingua siciliana, saggista e poeta: con quest'ultimo termine, inteso nel senso di creatore di versi, egli preferisce essere appellato, nella freschezza invidiabile della favella che, ultra nonagenario, sciorina con ardore di ventenne ad ogni appuntamento lo si vuole rendere protagonista, riconoscendogli il ruolo importante che ha avuto e si è costruito negli ultimi sessanta anni quale assertore e difensore della cultura e della linguistica di Sicilia. A parte i saggi su Antonio Veneziano e Giovanni Meli, di Salvatore Camilleri, conosciuto urbi et orbi per la versione moderna del "cuntu" della "Barunissa di Carini", rimangono a parer nostro due libri fondamentali: il vocabolario Italiano-Siciliano, opera unica nel suo genere (edito da Greco), e la Grammatica siciliana (edita da Boemi), che dovrebbe come è auspicabile, essere adottata quale libro di testo nelle scuole a' fini di insegnamento della nostra lingua nativa, genitrice di quella italica.
Le note del violinista Pirrotta, del chitarrista Filogamo e del mandolino di Santo Privitera intonanti le melanconiche nènie della antica terra sicàna, conchiusero la serata, fòlta di partecipanti e appassionati, che riconferma la perenne vivacità intellettuale di Catania e la tradizione vivissima della nostra storia.
FGio
Nella foto: Santo Privitera e Salvatore Camilleri
martedì 25 settembre 2012
Ricordando Vincenzo Bellini
Ricordando Vincenzo Bellini
A Catania la primavera è eterna, come l'autunno. Estate è vaghezza di sàlse acque, di immemorabili ombre; ma le stagioni gentili sono uniche. E doveva essere continua la primavera nell'anima di quel fanciullo biondo, se è vero come affermò il siciliano Empedocle, che il sangue è sede dell'anima, rispondente al nome di Vincenzo Bellini. Occhi come il cielo, riccioli del colore d'Iperione, carnato candido, non si poteva non amarlo, il figlio del maestro di musica Don Rosario, e di Donna Agata dei Ferlito. Il nonno lo accoglieva quindicenne in casa sua (era numerosa la prole in casa Bellini), ed avevano mutato dimora un pajo di volte: sempre rimanendo però intorno al Corso, la strada Reale che fu il fulcro di ogni vicenda cittadina. Vincenzo, o meglio 'Nzuddu come lo appellavano, viveva col nonno, noto musico di casa Biscari e di altre comunità religiose: in via Santa Barbara alta, a ridosso del muro della 'reggia', del Monastero dei Padri Benedettini. Sovente il fanciullo, che tutta Catania amava poichè era già noto sia per arie in forma d'orchestra (Ombre pacifiche, per nozze, la scriveva allora), sia per composizioni religiose vergate sin dall'età di sette anni, sia per alcune Messe che andava componendo, si recava col papà o coll'avo a Santa Nicola, nella chiesa dei monaci, per suonare l'organo maestoso a cinque tastiere e quasi tremila canne. Donato Del piano il costrutore, sepolto sotto, ne fremeva d'orgoglio.
Ogni tanto saliva in sull'erta del Monastero, attraverso i 120 gradini della scaletta a chiocciola, e contemplava la città tutta, il mare l'Etna e l'orizzonte: sentiva il profumo della gloria. Scrisse anche musica per organo, infatti, seppure oggi poco nota. Anche dalle Suore del vicino Convento delle Benedettine di via Crociferi egli si recava, insieme con i genitori; e pure alla Trinità, dalle altre Benedettine: tutte committenze utili e che colmavano il ragazzo di piacevoli diletti e dolci. Gli spazi del fanciullo e del ragazzo erano tutti lì, in quelle vie barocche e a notte, buje: tra la 'vanella dello spirdo' e le chiese numerose, silenti, dense di religiosità autentica. Anche nella via che oggi si chiama Politi, sede del primo amore del nostro, la dolce Marianna, figlia del notaio: per lei il dodicenne scriveva la didascalica 'farfalletta'. L'abate Ferrara, insigne storico, guardava il ragazzo con l'occhio benevolo del precettore. Quando egli lo portava con sé nella Biblioteca benedettina, a sfogliare le carte musicali dei religiosi, Vincenzo sentiva l'afflato, immettendosi nel piccolo refettorio e poi nella sala Vaccarini, del tempo immemorabile: dentro l'animo muto, si commuoveva.
Nella primavera di 'Nzuddu c'era l'Amore, Sant'Agata, la mamma e la famiglia: non lo si dimentichi mai. Nelle sue lettere egli torna spesso su una parola che nel secolo XX seconda parte, assunse brutta significanza, ma che all'epoca era orgoglio pròfferire: "L'onore, l'onore... l'onore siciliano". Questo biondo genio che si avviava a riassumere in sè i caratteri del romanticismo e della perfezione, che la morte stroncava nel pieno del successo e che gli ideali innalzarono con la purezza delle note, nell'olimpo della gloria, era orgoglioso di essere siciliano e di cotanto onore. "In pochi artisti potremmo trovare così ben definita l'impronta della razza e della terra nativa, come in questo catanese", ha scritto nella celebre biografia, Luisa Cambi. E se egli col passare degli anni vòlse al pratico ciò che sapeva essere una dote divina, gli è che la famiglia era il suo primo pensiero, così la consapevolezza di essere di cèppo umile, per cui doveva provvedere, come le formiche, alla bisogna. I principi del Pardo, i Sammartino che primieri lo ajutarono con la sovvenzione del Comune che gli diede la possibilità di studiare al San Sebastiano di Napoli, facevano parte di quella eletta schiera (estinta dopo l'Unità) di nobiltà che era tutt'uno col popolo. Ed erano anche Frammassoni, come lo era quasi certamente il nonno Vincenzo Tobia, sodale dei Biscari: il ragazzo meritava anche per riguardo all'avo. Infatti poco dopo a Napoli, ancorchè poi se ne sciogliesse in una uscita concertata col direttore del Conservatorio, Bellini si affiliò alla Carbonerìa: 'peccato' che comunque, se si riflette sulla natura politica e spirituale della liberalità del suo animo, rimase nella storia umana del nostro come segno di amore fraterno per la libertà. Non era Bellini persona da dimenticare i giuramenti prestati all'ombra delle 'vendite', nè sul Vangelo. Cattolicissimo, la sera di quella primavera prima di partire per Napoli, nel 1819, piangeva con stretta l'immagine di Sant'Agata: così lo trovava la 'mammuzza'. E con l'immagine della nostra vergine sempiterna in cuore, certamente egli s'involava nella tragica sera del 23 settembre 1835: "sempre ritornante in terra come la primavera...in una sola forma di bellezza giovenile" (G.D'Annunzio).
Catania lo ricorda ogni anno: premio a lui intitolato, opere notevoli (Wagner diceva che solo Bellini e la sua Norma lo facevano fremere e nessun'altra opera italiana...). A noi piace pensare a 'Nzuddu come allora, fanciullo vagante nella notte tra il profumo de' gelsomini ed i barocchi palazzi della Strada Reale (ora via Vittorio Emanuele); lo rivediamo spesso, chiudendo gli occhi ed anche passando le mani su le pietre antiche, che egli calcò; il corpo giace poco distante, in Duomo, la cara decorazione della Legion d'Onore francese è addosso alla splendida Sant'Agata; col cuore gònfio di quella "Ninfa gentile", la malinconìa, che accompagnò sempre l'anima sua per l'etere, e rimane come soffio intramontabile.
F.Gio
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